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Routine [OP - ZoSan]

Titolo: Routine
Autore: p_will
Beta: harleen313, ma anche my dear Kate ("P! Ho letto quella zozzeria che hai scritto!")
Personaggi/pairings: One Piece > Zoro/Sanji
Rating: Hard R/NC17
Avvertimenti: slash, pwp, dry humping
Disclaimer: Alas, non sono miei.
Note: Non c'è una trama! Non c'è un contesto! \o/

La cosa non è normale.
Da quando ha messo piede su quella nave ne ha viste succedere di tutti i colori, ha visto posti animali persone di ogni tipo e ogni genere di follia, ma quello che sta succedendo al momento è di gran lunga la cosa più assurda di tutte.
Anormale, incredibile, e Sanji non ha la più pallida idea di come ci sia finito. O perché proprio a lui. O perché, intrappolato tra il muro della cucina e il petto di Zoro, mentre l'idiota gli infila la lingua in gola e le schegge di legno gli graffiano la schiena, non abbia ancora fatto fuori quel dannato marimo.

Stavano litigando. Era iniziato tutto in maniera così classica, con Zoro che sgattaiolava in cucina convinto di non far rumore e di poter arrivare illeso all'alcol buono, e con un coltello che gli volava a qualche centimetro dal naso. Qualche grugnito, molte parolacce, un paio di insulti ben piazzati che avevano fatto dimenticare il rum allo spadaccino e la cena da preparare al cuoco, e si stavano fronteggiando.
Seguivano la routine, un copione mai scritto che entrambi avevano imparato a memoria con facilità disarmante. Ma Sanji aveva sempre detto che l'idiota doveva avere il cervello marcito tra le alghe, e perciò persino ripetere le semplici mosse di ogni giorno era troppo difficile per lui.
Dovevano ringhiarsi contro, digrignare i denti in una tacita lotta a chi avrebbe distrutto l'altro per primo con la forza del pensiero, e poi iniziare una ben meno silenziosa lotta all'ultimo osso rotto. Sanji doveva calciarlo alla testa, e Zoro doveva schivare e cercare di fargli perdere l'equilibrio, e Sanji doveva riprendere stabilità con le mani a terra e mirare dove avrebbe fatto più male, e Zoro doveva parare i suoi calci con la lama di una delle sue spade.
Era semplice! Era una coreografia collaudata!
Sanji doveva capirlo che stava per succedere qualcosa di strano, quando Zoro stretto i pugni fino a farsi sbiancare le nocche invece di correre all’elsa della spada. Come Nami sentiva il tempo, avrebbe dovuto annusare il pericolo nell'aria ma l'adrenalina era troppa, ed era troppo teso a scattare nella solita, collaudata direzione che non aveva fatto in tempo a rispondere a questo nuovo colpo.
E nemmeno adesso sa come rispondere.
Oh dio, l'avrebbe ucciso e buttato in mare con un enorme masso legato al collo.
Bastava solo riprendere fiato, aspettare che il proprio corpo si sbloccasse da quell'imbarazzante paralisi e non fare più quei versi disperati. Non è disperato. Non è come se le mani di Zoro che gli inchiodano le spalle alla parete abbiano qualche effetto su di lui, o come se i denti di Zoro che gli affondano nel labbro lo facciano tremare da capo a piedi.
Ucciso? L'avrebbe affettato à la julienne con il suo coltello più affilato finché non sarebbe stato impossibile distinguerlo da una grossa polpetta, ecco cosa.
Finalmente le sue braccia si muovono, e può alzarle e allungarle e… stringere il viso di Zoro tra le mani, okay, da quando non è più padrone del proprio corpo? Sarebbe stato carino ricevere due righe d'avviso.
Vede Zoro spalancare gli occhi, quegli occhi della profondità di un totano e l'espressività di un tonno che non sono mai stati così vicini ai suoi, o scuri, o carichi di qualcosa che Sanji non ha il coraggio di identificare ma gli fa correre un brivido lungo tutta la spina dorsale. Spalanca gli occhi, Zoro, confuso e fuori di sé, e poi ringhia qualcosa che si perde nell'esigua distanza tra le loro bocche e lo sta baciando di nuovo, divorando, con rinnovata furia. Lo prende per i fianchi e lo sbatte contro il muro, più forte della prima volta, prima di gettarglisi praticamente contro.
Sanji gli infila le mani tra i capelli e stringe, senza motivo, perché gli sembrava la cosa giusta da fare. Morde anche lui, si preme sul petto dello spadaccino, risponde cercando di metterci più foga e più violenza dell'altro perché glielo dice l'istinto. Non sa cosa sta facendo, se fosse in sé si starebbe pulendo le scarpe dai residui del (minuscolo) cervello di Zoro, o starebbe tentando di respingerlo, o starebbe chiudendo la porta che è aperta e ommioddio, se una delle ragazze passasse ora?!
È solo perché non si rende conto di quello che sta facendo che scende a mordere il collo di Zoro, forte, in quella pelle provata dal sole e dalle lotte che sa non cederà per così poco, ed è perché ha perso cognizione di tutto che il verso rauco di Zoro lo riempie di soddisfazione e gli fa girare la testa.

Naturalmente, sono tutte menzogne. È fin troppo consapevole di ogni proprio gesto, di ogni impietosa carezza dell'altro, ma così è più facile.
Più facile allargare le gambe quando una delle cosce di Zoro si fa strada tra le sue, più facile boccheggiare per la pressione e la frizione e la sorpresa di trovarsi duro come non gli capitava da secoli, più facile tentare di trattenere il fiato mentre Zoro inghiotte ogni suo suono.
Sta muovendo il bacino, e ne è consapevole. Si sta strusciando contro Zoro, cercando di reggersi a quelle spalle ridicolmente ampie o quelle braccia ridicolmente forti mentre prova in tutti i modi a battere Zoro in quel maledetto bacio, almeno in quello, visto che sembra essere diventata la vera sfida in corso tra loro due.
Quella, e chi cederà prima.
Anche Zoro sta spingendo contro la sua gamba, con un'urgenza che Sanji non gli ha mai visto. Gli artiglia i capelli, tirandogli la testa all'indietro per avere libero accesso al collo candido, e intanto si muove senza sosta e ansima e spinge, senza riuscire a trovare quello che cerca. Sanji gli infila le mani sotto l'orrendo haramaki e fa appena in tempo a sollevare il bacino in un gesto che sa di provocatorio che anche Zoro si sposta, ed in un momento di gloriosa follia e scariche elettriche e fuochi d'artificio impressi all'interno di palpebre serrate quello in cui le loro erezioni si scontrano.
Da lì in poi Sanji davvero non capisce più nulla. Registra solo calore, un calore umido sulla propria mandibola e cicatrici bollenti sotto i polpastrelli, calore e frenesia e ad un tratto è tutto perfetto e sta venendo come mai in vita sua.
Non sa quanto duri Zoro dopo di lui. Se ne sta semplicemente a riprendere fiato, grato, per una volta, della solida presenza dell'altro che lo regga in piedi, quando le sue gambe si rifiutano palesemente di tenerlo dritto. Traditrici.
Poi succede una cosa ancora più strana.
Zoro lo sta baciando. Ma non cerca di iniziare una lotta, sta solo accarezzando piano le labbra di Sanji con la lingua, e poi la lingua stessa di Sanji, pigramente, quasi con - e Sanji non lo penserebbe mai in condizioni normali, MAI, è solo che è stanco e sconvolto e non sa quello che fa, okay? - dolcezza.
Quando si stacca, con gli occhi socchiusi e il sorriso degno di un gatto che è riuscito a rubare il piatto di crema che la padrona tenta di nascondergli, il cuore di Sanji batte ad un ritmo folle che fa pensare ad un infarto. Perché Sanji si rifiuta di credere che una reazione simile sia dovuta a quell'idiota.
Poi l'idiota affonda il naso nell'incavo della sua spalla, tra il colletto della camicia stropicciata e il punto dove i capelli di Sanji possono sfiorargli la guancia, e Sanji è davvero distrutto, talmente distrutto che quasi non fa caso all'appiccicaticcio fastidioso nei suoi pantaloni o la condizione della sua povera cravatta, e potrebbe quasi ammettere di stare bene.

Ma all'improvviso Zoro attacca a russare.
E il resto della ciurma pensa che sia solo la solita, normale routine quando lo spadaccino vola fuori dalla cucina con la faccia pesta.

Tags: fanfic: i bring you porn!, fanfiction, manga: one piece
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