Will P. (p_will) wrote,
Will P.
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What the hell?! [Naruto]

Title: What the hell?!

Fandom: Naruto

Pairings: Shikamaru/Temari; accennati almeno altri otto, più o meno sensati.

Raiting: PG-13

Disclaimers: Naruto non mi appartiene.

Notes: crack!pairings, shonen-ai, shoujo-ai, OOC (motivato… >:3), one-shot.

Birthday-fic per Niki P, auguri! ^^

Summary: Naturalmente, non c'è nulla che non va. Sì, insomma, è la solita giornata libera con i tuoi soliti amici, che si comportano come al solito. Va tutto perfettamente bene. Certo…

 

 

What the hell?!

 

Era una calda mattina d’ottobre e Shikamaru Nara camminava bel bello per le strade di Konoha, senza alcun pensiero per la testa o scocciatura a rovinargli la mattinata. Come non capitava da molto, non aveva nulla da fare, nessuno lo stava importunando, e di lì a poco avrebbe visto Temari e avrebbero passato tutta la giornata a far niente, possibilmente collassati su un prato a guardare le nuvole.

 

Decisamente, una bella giornata.

 

*

 

Visto che quel giorno si era svegliato molto presto, e non era ancora nemmeno mezzogiorno, il nostro prode Shikamaru vagava senza meta per gli ameni vicoletti di Konoha, indeciso se andare a trovare Chouji o fare un salto da Asuma per stracciarlo un po’ a shogi, quando sentì delle voci conosciute urlare il suo nome. Si diede svogliatamente un’occhiata alle spalle e vide Naruto che si sbracciava correndogli incontro, mentre Sasuke e Sakura lo salutavano poco più indietro.

 

Naruto lo raggiunse e gli chiese allegramente se volesse andare a mangiare qualcosa (ramen) con loro, dato che era una così bella giornata e gli uccellini cinguettavano e il ramen in ottobre previene il raffreddore et cetera et cetera. Il giovane Nara accettò di buon grado appena udì qualcosa di vagamente simile a “Sasuke ha detto che ci offre…”, e in qualche minuto erano già seduti al bancone dell’Ichiraku Ramen.

 

«Anche Kakashi-sensei è in missione?» chiese Shikamaru agli altri tre tanto per fare un po’ di sane chiacchiere inutili mentre prendeva la scodella che gli porgeva il padrone del negozio e lo ringraziava con un cenno del capo.

 

«Nonna Tsunade ha passato un’ora ad urlargli contro, così per una volta abbiamo la giornata libera!! Tanto continuerà fino a notte fonda!!» gioì Naruto, riuscendo a fare un casino incredibile anche con la bocca piena di brodo bollente. “Troppo entusiasmo…” pensò Shikamaru assordato dall’urlo euforico, distogliendo lo sguardo dall’amico. E in quel momento notò qualcosa che non andava.

 

Sasuke e Naruto si stavano tenendo per mano?

 

Abbastanza stupito, sbatté le palpebre un paio di volte. Facendo finta di niente, e notando che Sakura sembrava assolutamente tranquilla e non stava sbraitando contro i due quindi non doveva esserci alcun problema, prese un sorso d’acqua.

 

«Sasu-chan! Su, fai ‘aaaaaah’!!»

 

A Shikamaru uscì l’acqua dal naso, mentre il viso di Sasuke si copriva di pudico rossore nel tentativo di dissuadere Naruto e Sakura continuava a comportarsi come se fosse tutto normale. Shikamaru si tamponò il naso con un tovagliolo ignorando stoicamente i due seduti alla sua destra. «Sakura, senti,» disse, cercando di trovare una motivazione plausibile per quella situazione assurda «Cosa. È successo. Qui

 

Sakura fece per aprir bocca e svelare l’arcano quando comparvero Ino e Chouji.

 

«Ehi, Shikamaru! Che fai, vai in giro per ristoranti e non ci dici niente?» disse Chouji, che, stranamente, stava mangiando.

 

«Naruto, non offrirai mica tu?» domandò sarcastica Ino a mo’ di saluto, per notare subito dopo estasiata l’amore della sua vita seduto accanto all’Uzumaki. «Ciao tesoro!»

 

E si abbassò a baciare Sakura. Oh be’, almeno stavolta non stava bevendo.

 

Rinunciando definitivamente ad un pranzo normale Shikamaru si voltò lentamente verso Chouji, chiedendogli - o meglio, ordinandogli - chiarificazioni di qualsiasi genere, dal “è una missione sotto copertura” al “in realtà nel tuo ramen c’era un potente allucinogeno”. Chouji lo fissò con compassione, come se fosse stato una povera anima innocente che si era ritrovata per caso in uno dei peggiori bar di Sodoma (cosa che lui, sotto un certo punto di vista, era), e si limitò a dargli una solidale pacca sulla spalla. Senza spiegargli nulla, ovviamente.

 

Shikamaru alzò gli occhi al cielo e tornò a fronteggiare le due allucinanti coppiette che si stavano rumorosamente scambiando effusioni di vario genere. Lanciò un’occhiata affranta alla sua fumante porzione di ramen, che ormai non sarebbe più riuscito a mangiare, e si fece mentalmente forza prima di rivolgersi a Sasuke (che nonostante tutto sembrava il più normale del gruppo). «Allora, c’è… uh, ci sono… novità, Sasuke?»

 

Sasuke lo guardò con espressione assente e rispose in tono blando, che mostrava quanto considerasse triviale e scontata quella domanda, «No, che dovrebbe essere successo?» Il fatto che Naruto stesse ancora tentando di imboccarlo, standogli oltretutto seduto in gambe, non rendeva certo la situazione più sensata.

 

Annuendo con palpabile disconcerto Shikamaru tentò con Ino, che dopotutto era sempre un’amica d’infanzia e una compagna di squadra, e non avrebbe mai potuto negargli spiegazioni vedendolo supplicare senza pudore. «Ino, è da tanto che non ci racconti come va coi tuoi spasimanti…»

 

Ma Shikamaru non avrebbe mai supplicato senza pudore, quindi Ino reagì come una qualunque persona a cui chiediate perché mai stia ostentando il suo orgoglio gay quando fino al giorno prima era innegabilmente etero: in breve, lo squadrò come se fosse impazzito. «Shika, ma che vai blaterando? Lo sanno tutti che io e Sakura ci amiamo da sempre! Vero?»

 

Tutti i presenti annuirono con aria saccente, persino il padrone dell’Ichiraku, sua figlia, e una simpatica vecchietta mai vista prima che attraversava la strada in quel momento. Shikamaru aprì la bocca come per dire qualcosa, ma essendo notoriamente molto intelligente e propenso all’evitare guai la richiuse all’istante. Qualcosa non andava, pensò acutamente, e lui poteva fare solo due cose: usare le sue straordinarie facoltà mentali per scoprire quale epidemia avesse colpito Konoha o starsene lontano da qualsiasi potenziale rogna e nascondersi fino al risolversi della situazione.

 

Qualcuno si stupirebbe se gli dicessi che Shikamaru era già partito da un pezzo mentre stavo formulando la frase precedente? No? Bravi.

 

In compagnia di Chouji si trovava ad attraversare una delle vie principali di Konoha, nei pressi dell’Accademia, quando sentì un chiasso crescente avvicinarsi ad ore sette. Il povero ragazzo non poté trattenersi dal pensare -mai tanto giustamente come in questa fiction- che qualcuno doveva avercela davvero con lui per xontinuare a rovinargli sistematicamente la giornata più bella degli ultimi tre mesi.

 

«Ti prego, non è come credi!» gridò qualcuno dal centro della bolgia che si faceva velocemente sempre più vicina; seguirono una serie di uggiolii ed imprecazioni varie che convinsero Shikamaru e Chouji a levarsi dal mezzo della strada ed aspettare che il peggio passasse.

 

«Smettila di scappare!» strillò isterica la voce di poco prima. Che sembrava Kiba, nonostante il tono piagnucoloso e incredibilmente acuto con cui si esprimeva. E se quello era Kiba…

 

Un turbine di insetti sfrecciò davanti ai due scompigliando loro i capelli, seguito a ruota da un paio di saette uggiolanti che per poco non travolsero un gruppo di dolci bambini che non avevano fatto niente di male, a parte cercare di attraversare la strada. I disturbatori della quiete pubblica sparirono all’orizzonte lasciandosi dietro solo un, «Non ci ho mai provato con Hinata, sai benissimo che è cotta di TenTen! Shino, fermo! Argh!»

 

Shikamaru continuò a fissare a lungo il punto in cui erano scomparsi i due esagitati mentre il polverone sollevato dalla corsa sfrenata tornava a posarsi delicatamente sul terreno, poi si voltò verso Chouji apparentemente inebetito.

 

«Ho voluto insistere a fingere che fosse tutto normale, ma qui c’è qualcosa che non va. Che non va affatto. Va contro tutti i miei principi, ma dobbiamo capire cosa diamine è preso a tutti quanti, oggi.» Chouji annuì, un po’ per curiosità personale e un po’ perché gli sembrava che a Shikamaru servisse del supporto morale. Si affrettarono quindi verso l’unico posto dove avrebbero potuto trovare informazioni, o quantomeno qualcuno che potesse darne a loro: la torre ANBU.

 

Il caso volle che proprio all’entrata venissero a schiantarsi contro maestro Iruka, il caro, comprensivo, sano di mente maestro Iruka. Shikamaru aspettò qualche secondo per riprendere fiato e commuoversi per l’inaspettata botta di fortuna prima di formulare il problema in maniera succinta ma esaudiente.

 

«Iruka-sensei, c’è un problema.»

 

Iruka guardò con preoccupazione prima lui poi Chouji che era piegato in due col fiatone. «Cos’è successo ragazzi? Qualcuno si è sentito male? Un attacco? Ci sono dei feriti?!»

 

«Sì… si può dire che qualcuno sta male… ma la situazione è più complicata. Perché ha i capelli sciolti?»

 

Ed effettivamente il chunin aveva i capelli sciolti. Arrossendo senza motivo, iniziò a cincischiare col colletto della divisa e a balbettare una risposta disarticolata.

 

«E cos’è quel livido?» aggiunse Chouji, indicando il collo dell’uomo su cui faceva sfrontatamente mostra di sé un bel segno rosso. Shikamaru impallidì mentre il colorito di Iruka si aggravava rapidamente, come l’incoerenza del suo borbottio. Ma con una nuvoletta di fumo grigio, ecco giungere qualcuno, un prode eroe, a salvare dall’imbarazzo e dal pubblico ludibrio il povero maestro Iruka… Kakashi!

 

Okay, come non detto: cancellate la parte sull’eroe.

 

«Toh, Iruka, che sorpresa trovarti qui. Genma ha detto di ricordarti di portare l’alcool stasera, perché lui e Raidou avranno “da fare” per tutto il pomeriggio. E mi è appena venuto in mente che devo portarti il rapporto sulla missione del giugno scorso, quindi anche noi avremo “da fare” per tutto il pomeriggio!» si avvicinò a bisbigliare qualcosa all’orecchio di Iruka, che non divenne ancora più rosso solo perché più rosso di così sarebbe stato infarto coronarico. Kakashi si allontanò ridacchiando sommessamente e solo a quel punto si accorse di una cosa. «Oh, salve ragazzi. Devo andare, buona giornata a tutti.»

 

Sparì con un’altra voluta di fumo premurandosi prima di lanciare con la manina un bacino ad Iruka. Shikamaru iniziò a riscontrare il principio di un tic nervoso all’occhio sinistro e non calcolò minimamente il maestro che si defilava pietosamente, biascicando qualcosa su Tsunade ed una riunione già iniziata da mezz’ora.

 

Tutto questo non ha senso, pensò il ragazzo appoggiandosi a peso morto contro una parete.

 

«Shikamaru, tutto bene?»

 

L’interpellato si voltò, commosso nel sentire la voce di forse l’unica persona che poteva ormai portare chiarezza nella sua mente confusa: Kurenai, splendente di bianca luce e circondata da candidi fiori, percorreva il corridoio accompagnata da un coro angelico di limpide voci bianche. O forse era tutto frutto del delirio di Shikamaru, chissà.

 

«Ciao Chouji!» disse sorridendo all’altro, per poi tornare a guardare preoccupata il giovane Nara. «Shikamaru, non mi sembri molto in te…»

 

Shikamaru avanzò come in trance e si buttò ai piedi della donna, stringendole le mani con inesprimibile gioia. «Kurenai-sensei… sono tutti impazziti… c’è rimasta solo lei…»

 

Kurenai lo guardò spaventata e lo tirò su di peso per poterci parlare meglio. «Ragazzo, cos’è successo?»

 

«Sono tutti… è appena passato Kakashi… molestando Iruka…»

 

«E quindi?» chiese Kurenai in apprensione.

 

«Quindi cosa?» ribatté flebilmente Shikamaru.

 

«Quindi cos’è successo?!»

 

Shikamaru smise all’istante di stringerle convulsamente le mani, e guardò Kurenai orripilato. «È successo quello, ecco cosa!»

 

Kurenai sembrava continuare a non capire. «Ma, Shikamaru, dov’è la novità? Se il problema è solo questo puoi chiedere direttamente a loro! E ora scusami che devo andare, ho un appuntamento importante…»

 

«Ma- Ma Asuma-sensei è in missione…»

 

«E chi ha mai nominato Asuma?» chiese la donna, seriamente preoccupata per le cose ridicole che andava dicendo quel ragazzo. Poverino, probabilmente era rimasto traumatizzato da qualche missione troppo pericolosa o chissà cos’altro.

 

«Ma lei stava con Asuma…?» tentò in tono sofferente.

 

«Mio caro, quello è stato secoli fa! Io ed Asuma ci siamo lasciati perché non avrebbe mai potuto funzionare, e lui si è da tempo rifatto una vita propria! Io d’altronde sono finalmente riuscita a chiarire con Anko…»

 

Ma Shikamaru non stava più ascoltando. In effetti, era fuggito.

 

“Non è successo niente, io non ho appena avuto nessuna conversazione sconvolgente con Kurenai… ah! Quale conversazione? Quale Kurenai?” si ripeteva Shikamaru, correndo a perdi fiato sui tetti di Konoha, convinto che se avesse ribadito il concetto un numero sufficiente di volte ci avrebbe creduto persino lui. Non si accorse di essere arrivato, nella sua corsa disperata, alle porte della città.

 

«Shikamaru, sei impazzito o cosa? Che diamine ti corri lassù?!»

 

“Dio, non sono mai stato così felice di sentire le sue urla insensate!”

 

«Oh Temari!» gridò lanciandosi malamente giù dal balcone sul quale si era appollaiato. Non si curò del pessimo atterraggio che fece ma si lanciò disperato al collo della ragazza. «Temari! Sei l’unica che può salvarmi!»

 

Temari riuscì a trascinarlo su una panchina e cominciò a dargli delle piccole pacche su una spalla, mentre l’altro si lasciava andare ad un monologo incoerente su alcune persone che sembravano impazzite all’improvviso. «Su su, Shikamaru, tranquillo. Adesso mi racconti tutto, va bene?» propose con un sorriso preoccupato.

 

«Temari, non c’è tempo, dobbiamo andare a nasconderci da qualche parte prima che qualcuno si renda conto di amarmi da sempre e tenti di concupirmi! Io non voglio flirtare con Chouji!»

 

Temari, da donna di polso qual era, trovò un solo sistema utile per far rinsavire il suo ragazzo: schiaffeggiarlo vigorosamente.

 

«Respira, ok?» gli ordinò sgranchendosi le dita dopo avergli ridotto le guance a pezzi; in compenso Shikamaru sembrava un po’ più calmo -e un filino più irritato- di com’era prima. «Adesso va meglio?» L’altro annuì massaggiandosi la faccia.

 

«Temari, mi farebbe piacere se tu venissi a casa mia dove potrei spiegarti tutto al sicuro. Okay? A proposito, perché sei da sola?»

 

Temari agitò una mano con noncuranza. «Non ti preoccupare. Gaara è dovuto correre da Lee, quel tipo aveva insistito fino allo stremo per fargli provare la sua tuta, diceva che con lo spandex Gaara sarebbe stato più sexy…»

 

Temari si accorse solo in un secondo momento che Shikamaru era svenuto sul posto.

 

*

 

«Cry-baby? Ehi, Shikamaru!»

 

Si svegliò quando uno schiaffo (che aveva come il sospetto non fosse proprio il primo) lo colpì in pieno viso. Scattò a sedere con una rapidità non sua, urlando cose insensate ad una Temari piuttosto perplessa.

 

«Temari… tuo fratello, Lee -spandex! Devi aiutarmi -tutti! Sono tutti gay…»

 

Temari aspettò pazientemente che il ragazzo finisse la tirata e il fiato, annuendo ogni tanto con aria contrita giusto per fargli capire che aveva tutta la sua attenzione. Approfittando di una pausa più lunga delle altre riuscì a chiedere, «Shikamaru, piccolo… cosa vai blaterando

 

«Non capisci?!» Riprese subito con rinnovato vigore, «C’è un’epidemia a Konoha! Non credevo che si potesse trasmettere da persona a persona ma evidentemente sì perché-»

 

Temari gli piazzò una mano sulla spalla, e Shikamaru si zittì. «Posso assicurarti che Naruto che tanta di rubare la biancheria a Sakura non è gay.»

 

«M-ma…» Shikamaru si guardò intorno, spaesato. A ben vedere, non erano ai cancelli della città: solo un prato deserto, tante confortanti nuvolette in cielo, e Temari che lo guardava perplessa. Niente panchine, niente conoscenti che si rincorrevano, niente proclami d’eterno amore strombazzati ai quattro venti.

 

…oh.

 

«Dov’è Gaara?» chiese d’un tratto.

 

«Con l’Hokage, a parlare di accordi e cose del genere. E posso assicurarti che non c’è spandex di mezzo.»

 

«Asuma e Kurenai stanno insieme, vero?»

 

Temari alzò gli occhi al cielo. «Dio, Shikamaru, quei due sono praticamente sposati. Non ci si diverte nemmeno a spettegolare su di loro, sono troppo ovvi.» Lo guardò preoccupata, passandogli una mano sulla fronte per sentire se avesse la febbre. «Sicuro di stare bene? Ho cercato di svegliarti per dieci minuti buoni prima che aprissi gli occhi, ti stavi agitando come un matto…»

 

Shikamaru non disse nulla; semplicemente, si buttò addosso a Temari ridendo senza ritegno, e la abbracciò con tale slancio da farla cadere sull’erba. Temari tentò di liberarsi, per nulla rincuorata da questi schizofrenici cambi d’umore, ma dopo qualche fiacco tentativo si arrese ed iniziò a ridacchiare anche lei della reazione del ragazzo. Pian piano le risate scemarono, e rimasero a sonnecchiare insieme sul prato per un po’, finché il sole non stava ormai tramontando.

 

«Oh, mi sono ricordata di una cosa.» disse Temari, accoccolandosi meglio contro il braccio di Shikamaru. «Kankuro si è fidanzato!»

 

«M-mh…?» mormorò sonnacchioso l’altro, che non aveva chiaramente ascoltato una parola.

 

«Sembra felice con quel Maito Gai.»

 

Quattro secondi, poi Shikamaru sbarrò gli occhi.

 

 

 

«ARGH!»

 

X-posted in EFP.

Tags: fanfiction, manga: naruto
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