Will P. (p_will) wrote,
Will P.
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Gatto [MCR, Gerard/Frank]

Title: Gatto
Fandom: RP > My Chemical Romance
Pairing: Gerard/Frank
Raiting: pg
Disclaimer: Semplici esternazioni dei deliri del mio cervello
Note: Fluff indecente, imprecisioni di canon (quanto all'amore/presenza di gatti chez Way). Scritta per il compleanno del 2007 della mia llllove <3
Summary: «Sai, mi ricordi un gatto.»
Frank mormorò qualcosa di vago senza distogliere lo sguardo dalla televisione, giusto per fargli capire che era sveglio, e che non era vero che fino a poco prima stesse russando.
Crossposted: EFP

«Sai, mi ricordi un gatto.»
 
Frank mormorò qualcosa di vago senza distogliere lo sguardo dalla televisione, giusto per fargli capire che era sveglio, e che non era vero che fino a poco prima stesse russando. Gerard si sistemò sul divano, lasciando che Frank appoggiasse meglio la testa sul suo petto e gli circondasse la vita con un braccio, poi tornò al filo dei suoi pensieri.
 
«Da piccolo avevo un gatto. Era tutto nero e si chiamava Plutone, come quello del racconto di Poe che mi aveva letto mia nonna; in realtà me l’aveva raccontato saltando alcuni particolari, quindi non sapevo niente di cadaveri in cantina o che altro ma il nome mi piaceva comunque. A Mikey invece non piaceva, perché era un piccolo idiota con gli occhiali che non sapeva apprezzare la buona letteratura… non che sia cambiato tanto, in fondo, tranne per gli occhiali. Che poi gli stanno meglio delle lenti, quante volte gliel’avrò detto… Insomma, Mikey insisteva a chiamarlo Paciocco, che era un nome stupido per un povero gatto solo un filino sovrappeso. Mi sarei sentito offeso pure io ad essere chiamato Paciocco
 
Frank ridacchiò da qualche punto imprecisato nei pressi del suo collo mentre faceva pigramente zapping e si fermava su un documentario piuttosto noioso sugli antichi Greci. O Romani, non avrebbe saputo dirlo con certezza.
 
«Cosa ridi, io non sono mai stato grasso.» disse Gerard con finta irritazione.
 
«Certo che no, eri solo tondo, Paciocco…»
 
«Avevo una silhouette morbida,» puntualizzò Gerard «E ora capisco come doveva sentirsi quel povero animale. Ecco perché mi amava follemente e dormiva sempre nel mio cassetto dei calzini, perché sono una persona empatica. Quel gatto aveva buon gusto.»
 
Continuò ignorando le risatine di Frank. «Non si staccava un momento da me, e pretendeva che lo tenessi sempre in gambe a fargli i grattini benché pesasse otto chili e perdesse pelo come un vecchio tupé. E il fatto che i miei vestiti fossero tutti neri non era una scusante, i peli si vedevano tanto quanto.»
 
Sentì all’improvviso un basso rumore fare da sottofondo alla prolissa spiegazione sugli acquedotti che stava dando il presentatore in tv, e si accorse che Frank si era bellamente assopito sulla sua pancia. Scomoda, scomoda posizione per mettersi a guardare la televisione…
 
«Era incredibilmente docile,» continuò come se niente fosse «Una volta si fece praticamente vestire da Mikey senza una protesta che fosse una, neanche un graffietto!, e si addormentò subito dopo, ancora agghindato con gli occhiali della nonna e la mia cravatta. Bianca, ovviamente, ci vollero quintali di scotch per farla tornare come prima.»
 
Mentre parlava stava passando una mano tra i capelli di Frank; gli sfiorava il naso, la guancia, tracciava il contorno dello scorpione sul suo collo in gesti distratti ma accurati, senza nemmeno guardare perché ricordava ogni tratto del tatuaggio e non aveva comunque bisogno di sapere che quello che stava facendo lo stava facendo bene. Sentiva la gola di Frank vibrare, impercettibile, sotto i suoi polpastrelli, mentre gli scostava qualche ciocca di capelli e rimpiangeva di avere un divano tanto duro e un ragazzo tanto pesante. Ma in fondo stava comodo. In fondo, quel calore, era confortante.
 
«Quando non dormiva nei miei cassetti della biancheria dormiva con me, sul letto. Nonna aveva dato di matto la prima volta che l’aveva scoperto a ronfare arrotolato nel mio lenzuolo fresco di bucato e Plutone aveva rischiato di volare dalla finestra. Diceva che era sporco, e che mi avrebbe fatto venire l’asma e tante altre belle cosine. Da quel momento Plutone si mise sempre ai piedi del letto, tranne delle volte in cui si addormentava contro la mia pancia. Era intelligente, Plutone, sapeva capire quando era meglio evitare qualcosa o quando la vita era una merda e mi serviva un conforto morale.»
 
Abbassò lo sguardo su Frank, tranquillamente appisolato fra le sue braccia, con il viso illuminato a intermittenza dalla debole luce dello schermo e la bocca semi aperta. Cercò inutilmente una posizione più comoda.
 
«Poi sparì. Così, da un giorno all’altro, chissà se adottato da qualcun altro o investito da una schifosissima auto. Sinceramente, spero che sia fuggito con una bella gattina, correndo verso l’orizzonte insieme all’eterno amore da cui non aveva saputo separarsi.» Fece un verso a metà tra uno sbuffo e una risata.
 
«Mi ricordi tanto lui, Frank…» mormorò, intrecciando le dita con quelle dell’altro, mollemente appoggiate sul telecomando. «Il modo discreto in cui mi sei vicino nei periodi schifosi, la tua dannata empatia… la tua facilità nell’addormentarmiti addosso» Rise, stringendogli la mano. «Come ormai sono abituato ad averti sempre tra i piedi, e come ho fatto a non accorgermi che ti stavi comodamente accomodando nella mia vita prima che mi rendessi conto che, ehi, sei indispensabile per me.»
 
Frank si agitò nel sonno, avvinghiandosi saldamente al suo petto. Con un debole rumore si strusciò contro Gerard, facendolo ridacchiare di nuovo.
 
«E poi fai le fusa…» constatò sorridendo. Provò ad alzarsi, ma la stretta di Frank si fece più serrata e bisognosa.
 
«Mnooo…» biascicò nel sonno, inchiodandolo contro il divano.
 
Gerard lo guardò a lungo, in silenzio, prima di prendere il telecomando e spegnere la televisione, lasciando che il buio li avvolgesse come la coperta che avevano dimenticato in camera.
 
«Almeno tu non hai intenzione di sparire all’improvviso…»
 
 
 
«Grazie Frank.»
Tags: fanfiction, music: my chemical romance
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