Will P. (p_will) wrote,
Will P.
p_will

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Secret Affair [FOB; Andy/Joe]

Title: Secret Affair
Fandom: RP > Fall Out Boy
Beta: le solite
Pairing: Andy/Joe \o/
Raiting: pg13
Disclaimer: tutto falllllllso
Avvertimenti: imprecisioni, idiozia, fluff random, qualche brutta parola, Pete
Note: Bday!fic di quest anno per la mia CuddlyKate <3 Ha anche una foto bonus che a me piace chiamare Patrick è appena fuori dall'inquadratura a tirare testate al muro.
Summary: "Andy ha un amore segreto! E non gli ha ancora detto chi è! Pete sente che potrebbe morire per la gravità dell’affronto da un momento all’altro, se non fosse che prima deve scoprire l’identità della misteriosa fidanzata del suo batterista e poi picchiare suddetto batterista, visto che a quanto pare la loro amicizia non esiste se Andy non soffoca all’istante dai sensi di colpa per tenerlo all’oscuro di tutto."
Crossposted: EFP

 

La cosa è semplicemente inammissibile.

Andy ha un amore segreto! E non gli ha ancora detto chi è! Pete sente che potrebbe morire per la gravità dell’affronto da un momento all’altro, se non fosse che prima deve scoprire l’identità della misteriosa fidanzata del suo batterista e poi picchiare suddetto batterista, visto che a quanto pare la loro amicizia non esiste se Andy non soffoca all’istante dai sensi di colpa per tenerlo all’oscuro di tutto.

Ed è così palese! Non ha nemmeno la decenza di fingersi triste e sconsolato - o anche solo single - in sua presenza, quando tutto quello che dovrebbe fare è prostrarsi ai suoi piedi chiedendo scusa per la propria sconsideratezza. Poi potrebbe iniziare a raccontargli tutto quello che è successo con la ragazza del mistero sotto le coperte, sopra le coperte, o anche sul tavolo della cucina, Pete non è tipo da scandalizzarsi.

Invece il traditore fa finta di nulla; discute la scaletta dei concerti con Patrick, salta addosso a Joe mentre gioca con la Wii e chiacchiera con Dirty come al solito.

Ma Pete l’ha capito, ah se l’ha capito. Se n’è accorto subito benché Andy camuffasse la cosa con lunghi sorrisi a Joe e pacche sul cappello a Patrick, se n’è accorto prima di tutti. (E Patrick potrebbe anche smetterla di fare quei versi esasperati ogni volta che Pete gli ricorda il fatto, grazie.)

Andy è troppo calmo e soddisfatto - il che significa che la ragazza sconosciuta deve essere in tour con loro perché, ehilà, SESSO!, e nemmeno telefonico - e ha persino smesso di tentare di convincere i ragazzi della crew a gettare via i loro “panini fatti col sangue di creature innocenti!”. Ora si limita a squadrarli male senza dire nulla quando gli capita di incrociarli con un hot dog in mano, ma per Andy questo è come aver raggiunto il nirvana.

Quindi: inammissibile!

Ma Pete sa quello che vuole, e cosa deve fare per ottenerlo. Quell’Hurley si pentirà di essersi illuso di poter avere una vita privata e allo stesso tempo condividere i Doritos di Pete Wentz.

*

Pete riesce a mettere le mani sul cellulare di Andy. L’aveva trovato abbandonato in giro quella mattina, che cosa doveva fare, lasciarlo lì? Abbandonato nella tasca interna del cappotto di Andy, posato sul cuscino di Andy nella cuccetta di Andy, ma pur sempre abbandonato. Forse è per questo che Patrick se ne va scuotendo la testa quando Pete gli rotola addosso sul divano, annunciandogli il ritrovamento.

Oh, fa nulla, non gli serve Patrick per ficcanasare nella rubrica di Andy.

*

« Trick! » urla, spalancando la porta con gioia. Patrick, sdraiato sul suo comodo, confortevole e fino a qualche secondo prima solitario letto, si nasconde la faccia sotto un libro con un grugnito.

« Trick, senti qua! » Smanetta un po’ per ritrovare il messaggio in questione, intrecciandosi con i tasti del vecchio cellulare; non è più abituato ai modelli d’anteguerra come quelli che Andy si ostina ad usare ogni tanto. È deciso, per il prossimo compleanno gli regalerà un Sidekick LX con GPS rintracciabile solo dal cellulare della sua misteriosa ragazza (e dal suo, ovviamente). « Ecco, ecco, senti: “sei la cosa più bella che mi sia mai capitata, buona notte”. Cioè, lo sapevi che Andy non abbrevia negli sms? »

« Sì, Pete, e perché mi stai leggendo le dichiarazioni d’amore di Andy? No, anzi, perché le stai leggendo in generale? » Lo spessore del libro non nasconde il suo sospiro.

« Perché è probabile che la chiami per nome » spiega Pete, col tono che userebbe per spiegare le cose ad un bambino adorabile ma tanto, tanto tardo. È così scontato. « È così scontato. »

« Rimetti a posto quel telefono, ti prego » mormora Patrick.

« Io devo sapere! » strilla Pete, indignato.

« Pete… » Si possono alzare gli occhi al cielo con la voce? Patrick può, probabilmente.

« No, senti! » fa Pete, e Patrick vorrebbe tanto perdere i sensi per non dover essere costretto a diventare il complice di Pete, ma non può fare a meno di sollevare un po’ il libro per sbirciare. « “Bus rotto, ritardo. Vorrei poter essere con te, mi manchi troppo”. »

« È di quando è saltata una ruota al bus di Andy, quella volta che io e Joe stavamo facendo la maratona Halo? » Patrick si tira su a sedere, posando da parte il libro e avvicinandosi al piccolo display che Pete è più che felice di mettere in mezzo per fargli vedere meglio.

Pete annuisce entusiasta; dunque l’amore segreto è davvero in tour con loro. Gli basterebbe un nome, un nomignolo, anche solo un’iniziale e sarebbe in grado di rintracciarla in meno di mezza giornata. Ma non c’è un minimo indizio.

« Patriiiick » si lagna Pete come se l’altro potesse miracolosamente Trovare Una Risposta, « Perché non la chiama in nessuna maniera? »

« Non c’è il nome in rubrica? » E subito Patrick ha l’impulso di staccarsi la lingua con un morso. Non era quello che voleva dire. No, non era quello che doveva dire; doveva dire “Pete, sii ragionevole” o magari qualcosa di meno utopico tipo “Pete, spegni subito quell’arnese o Andy ti spaccherà tutte le ossa con la forza del pensiero quando lo scoprirà, perché lo scoprirà”. Dannata curiosità. Dannato Pete.

Pete invece sembra convinto che Patrick abbia detto la cosa più bella del mondo. Gli si lancia addosso e gli scocca un bacio umidiccio sul naso e su tutti gli occhiali, poi inizia a scorrere la rubrica di Andy con un gridolino entusiasta.

Segue immediatamente un altro gridolino, di frustrazione, e Patrick lo guarda per un attimo perplesso prima di ricordarsi di un piccolo particolare. Si sente un po’ deluso, un po’ sollevato, ma la sua più grande preoccupazione al momento è abbassarsi la tesa del berretto fino al mento per evitare che Pete si accorga della risata che sta per esplodergli dalle labbra.

« …Andy non salva i numeri in rubrica. »

Pete tira un calcio a Patrick, che attualmente sta rotolando alla sua destra con le lacrime gli occhi e non ha alcuna pietà per le sue speranze infrante. Tra tutti i batteristi al mondo, proprio a lui è toccato il pazzo che si ricorda i numeri a memoria.

« Senti, » biascica Patrick appena ha recuperato un accenno di serietà e fiato, raddrizzandosi gli occhiali. « Tira fuori il tuo telefono almeno puoi confrontare con- »

Si blocca a metà frase, orripilato, perché Pete sta schiacciando il tasto Chiama.

Poteva essere divertente all’inizio, un modo per tenere occupato Pete durante le interminabili ore di bus, e in fondo Patrick stesso era un po’ curioso - ma questo? Questo non va bene. Pete sta chiamando l’amore segreto di Andy, dal telefono rubato di Andy, e Patrick è suo complice. Oh Dio.

« Per l’amor del cielo, Pete- »

« Shh! » sibila Pete, chiudendo la bocca di Patrick con una mano per rendere meglio il concetto. « Zitto Patrick, non sento. E tu di là rispondi a quel cazzo di telefono, Trohman! Sto cercando di chiamare la ragazza di Andy, Cristo! »

Dall’altra stanza arriva il rumore di qualcosa lasciato cadere a terra con un urlo, e l’insistente melodia della suoneria del cellulare di Joe. Patrick strabuzza gli occhi.

« Non risponde! » Pete chiude la chiamata, irritato, e all’istante la suoneria dall’altra parte del muro s’interrompe bruscamente. « Devo andare a parlare con Ryan » annuncia Pete mentre rimette con cura il telefonino di Andy dove l’aveva trovato “incustodito”, e se ne va borbottando qualcosa su Brendon Urie gossip queen.

Patrick se ne resta seduto sul suo letto, immobile, con gli occhi ancora lievemente sgranati e la comprensione che gli s’insinua lentamente sotto il cappello. Ha avuto davvero una grande rivelazione, questo pomeriggio. Beh, due a voler essere precisi; ma non è mai stato un segreto che Pete Wentz è un grande, gigantesco idiota.

*

« Allora, ho parlato con RyRo. »

Pete è seduto a gambe incrociate sul divano del bus, dondolando sul posto con le mani incastrate sotto le ginocchia come un bambino. O come una ragazzina pronta per un’intensa sessione di chiacchiere, eventualità per cui Patrick sente di non essere ancora pronto. Ma sono soli, e Patrick è troppo stanco dopo l’ultimo soundcheck e i secoli di viaggio per andarsene via, anche se rotolare nella sua cuccetta prima del concerto è l’unica cosa che vorrebbe fare. Invece sospira, e si accascia meglio sulla sua parte di divano per ascoltare l’inevitabile resoconto di Pete.

« È stato totalmente inutile, mi duole ammetterlo, anche se abbiamo passato tutto il pomeriggio a farci i capelli e Brendon mi ha messo lo smalto. » Sventola allegramente le manine, ignorando il verso di Patrick. « Ma almeno ho trovato alleati - visto che tu sei così intento a distruggere le mie ambizioni - e siamo tutti d’accordo che bisogna approcciare Andy in maniera più diretta. »

« Stalking? » suggerisce Patrick, e non si pente nemmeno di averlo detto ad alta voce perché sicuramente quello che hanno pensato Pete e i suoi compagni di merenda è peggio. Tipo, tremila volte peggio.

Pete si illumina di gioia, battendo le mani. Apre bocca per, probabilmente, illustrargli i fondamenti del piano, ma di colpo spalanca gli occhi e puntando l’indice verso Patrick urla: « TU! »

La porta del bus sbatte rumorosamente, e Patrick riprende a respirare rendendosi conto che non è con lui che ce l’ha Pete, ma con chi è appena entrato che, guarda caso, si trova precisamente alle sue spalle. Si gira e fermo sull’entrata c’è Andy, capelli arruffati e occhiali di traverso.

« TU HAI FATTO SESSO! »

Oh, ecco. Effettivamente è una maniera più diretta. Patrick si dà una manata in faccia; Andy, ancora sulla porta, è molto molto rosso.

Pete si alza in piedi, perché seduto con il dito puntato come un mentecatto non era molto intimidatorio (non che in piedi lo sia di più, ma non divaghiamo), e va a piazzarsi nel mezzo della stanza con le mani piantate sui fianchi. A Patrick ricorda vagamente la sua vecchia professoressa di storia al primo anno di liceo… con più mascara e una felpa rosa fluo, certo; quasi si aspetta che cominci una tirata su come leggere certe riviste sotto il banco non le farà di certo superare l’anno, signor Stumph… o magari, in questo caso, su quanto sia sbagliato fare sesso.

« Perché non sei venuto a dirmelo?! » sbotta invece Pete. Patrick si sente in vena di tirargli una scarpa o nascondere la testa sotto i cuscini del divano e ridere fino alla morte o salvare Andy, che al momento sembra sul punto di dare una dimostrazione scientifica dell’autocombustione.

Nel silenzio sgradevole sceso sui tre rimbomba forte e chiaro il click della porta che si apre di nuovo, accompagnato dal vociare che arriva da fuori.

« Joe! » Joe sorride e tenta di salutare, ma Pete lo interrompe continuando: « Andy ha fatto sesso! »

Joe cambia espressione alla stessa velocità con cui inciampa sui gradini della porta e sbatte contro Andy, sempre immobile al suo posto; afferra una spalla del batterista per tenersi in equilibrio, e quando alza il viso è molto molto pallido. Un contrasto artistico con la faccia dell’altro.

Si guardano brevemente, anche se Andy sembra restio a incrociare lo sguardo di chiunque di loro e l’espressione di Joe è talmente stranita da sfociare nel buffo, quasi nel tenero. Joe si raddrizza avvicinandosi ad Andy, sfiorandogli la schiena con il petto mentre gli stringe appena più forte la spalla; i suoi occhi sono interrogativi. Andy scuote la testa fissandosi i piedi, poi osa un’occhiata nella sua direzione, il labbro inferiore stretto nervosamente tra i denti.

Dal divano, Patrick li osserva affascinato. Pete, invece, pare non aver visto un cavolo.

« Joe, non mi ha detto niente! » accusa Pete in tono lamentevole, incrociando le braccia al petto offeso. Gli occhi di Joe si puntano subito sulla indiscreta figura di Pete, prima di allargarsi in comprensione e tornare sul viso nascosto dai capelli di Andy. Si sposta un po’ a lato con un sorriso, rilassato, anche se la sua mano stringe ancora la spalla di Andy.

« Beh Wentz, non tutti sentono il bisogno di appendere i manifesti quando vanno a spassarsela. » Esita un secondo poi si stacca da Andy e si avvia verso il piccolo frigo del bus come se nulla fosse. Con una birra in mano e un ghigno disinvolto aggiunge: « E il nostro mister Hurley è molto riservato. Magari si vergogna. »

Una strana luce gli brilla per un momento negli occhi mentre beve una lunga sorsata di birra e il suo sguardo si fissa sul diretto interessato. Andy sussulta e si volta di scatto verso di lui, con un’espressione incredula e forse ferita, passandosi le mani sulle braccia come per proteggersi.

« Come può vergognarsi? Mi sono premurato di mettere su questa band con persone normali, non con fenomeni da baraccone o gente timida! » Pronuncia l’ultima parola scandalizzato, neanche si trattasse di una parolaccia disgustosa. In realtà non sa nemmeno di cosa sta parlando, visto che non incontra “persone normali” dal lontano 1986 circa.

Joe scrolla le spalle e beve ancora, Pete esce come una furia dal bus interrompendo qualunque cosa Andy stesse per dire, e Patrick si massaggia le tempie, conscio del fatto che nel suo gruppo abbiano tutti bisogno di un terapista.

*

Manca un’oretta alla loro esibizione, e Pete ancora non si vede in giro. Patrick non è preoccupato: sarà da qualche parte a piazzare microfoni nascosti sotto il letto di Andy o a far installare telecamere sul tetto del bus, ma spunterà di nuovo fuori appena in tempo per il concerto. Lui intanto cerca caffeina, elemento indispensabile per il riscaldamento delle sue corde vocali, vagando distrattamente per il back-stage.

Una tazza fumante se ne sta tranquilla sopra un amplificatore, e Patrick non vede dove sia il problema nel prenderla sotto la sua custodia. In tour è come essere in una grande comunione di beni, i miei vestiti sono i tuoi vestiti e il tuo caffè è il mio caffè, miomiomioMIO.

« Cerca di capire, Cristo. »

Patrick sobbalza così forte che un po’ di liquido bollente gli finisce sulle mani; si guarda freneticamente intorno, temendo di aver interrotto qualcosa o rubato il caffè a qualcuno tipo uno degli armadi della security, ma poi capisce che chi ha parlato si trova dietro il muro contro cui è poggiato l’amplificatore, e che si tratta di Andy.

« Ma io ho capito, Hurley » replica qualcun altro canzonatorio, e quel qualcun altro è Joe. Si sentono un paio di accordi svogliati che però si interrompono subito bruscamente, come se qualcuno avesse messo una mano intorno al manico della chitarra.

« E invece non hai capito proprio un cazzo. » Patrick si stringe la tazza al petto, rabbrividendo. Andy sta praticamente ringhiando, dall’altra parte, nel tono basso trattenuto che gli ha sentito usare solo un altro paio di volte, mentre teneva la fronte pallida e sudata di Pete con una mano e con l’altra lo costringeva a rimettere tutte le schifezze che aveva preso.

Uno sbuffo. « Cos’altro potrei capire, mh? Da come ti comporti, che altro si può capire? »

C’è una pausa. « Non mi vergogno di te » sussurrato.

« Oh beh, grazie. » Sarcasmo, il rumore inconfondibile di una chitarra che viene posata di mala grazia da qualche parte. « Sono tanto tanto contento, adesso vado e mi tingo i capelli di rosa dalla gioia. »

« Cosa vuoi che faccia, me lo vuoi dire?! »

« Tanto per cominciare smettila di dire vaccate. » Andy balbetta qualcosa di incomprensibile ma Joe prosegue. « No, senti, so che ti vergogni di me, perché fumo e bevo e mangio carne e bla bla bla quindi andrò all’inferno. Se non ti vergogni di me ti vergogni per me, è uguale, anche se ci sarebbe tanta altra gente per cui vergognarsi di più, ma sono sicuro che tu riesci a gestirli egregiamente tutti quanti. »

« …non è vero. »

Patrick può praticamente vedere Joe roteare gli occhi. « Lo so che non si va all’inferno per una bistecca. »

« Non solo quello. » Segue un secondo di silenzio in cui si può intuire quanto la vera opinione di Andy sia, in realtà, tutt’altra. « Non mi vergogno di te, per te, o qualsiasi altra preposizione. E non mi vergogno di noi » aggiunge, così piano che quasi non si sente.

« Non pare » ribadisce Joe, ma in tono addolcito.

« Cosa devo fare? » ripete Andy.

Poi c’è un’ennesima pausa, lunga questa volta, forse troppo lunga. Patrick inizia a retrocedere con cautela, cercando di non farsi sentire e di smetterla di immaginare la lista dei motivi per cui la discussione dei suoi compagni potrebbe essersi interrotta. Proprio gli mancavano certe immagini mentali, mezz’ora prima dell’esibizione.

Improvvisamente non ha più voglia di caffè. Quello che vorrebbe fare è nascondersi dall’altro capo dell’edificio, magari in un ripostiglio, facendo finta di non aver sentito nulla di strano. Maledizione, perché questo posto ha i muri di carta velina?!

E adesso dovrà fare finta di niente con quei due. Dio santo, dovrà fare finta di niente con Pete.

Con tempismo inquietante, il bassista compare proprio in quell’istante. « Oh, Trick, eccoti. Sono stato fin’adesso a cercare una videocamera da nascondere sopra il televisore, ma finalmente l’ho trovata e adesso è tutto pronto. Qualunque cosa dirà Andy alla sua ragazza, io la sentirò di certo! » Fa uno dei suoi sorrisi accecanti e poi si dilegua andando probabilmente a riscaldarsi per lo show. (Era anche ora.)

Patrick sente il peso del mondo sulle sue spalle; non immaginava che desse un’emicrania tale. Dopo dovrà andare a smontare le cimici di Pete, fargli un discorsetto e poi chiudersi da qualche parte a sognare le meraviglie di una vita noiosa in cui non si vive Beautiful, lo si guarda. Per adesso, invece, sospira e basta.

*

« Hurley, Hurley, Hurley… »

Pete si siede per terra a gambe incrociate tra la tv e il divano, congiungendo le punte delle dita davanti al naso con fare serio in quella che con tutta probabilità vorrebbe essere un’imitazione di Silente; ha anche lo sguardo da persona lungamente provata che deve aver imparato dopo anni di studio di quello di Patrick. Suddetto Patrick, da dietro lo schermo del suo portatile, chiude gli occhi in attesa dell’ennesimo sproloquio di Pete.

« …Hurley » ripete, nell’evenienza che l’interpellato possa essersi scordato il proprio cognome di lì a due secondi prima. « Che dobbiamo fare con te? »

Questa è la vena paterna di Pete che parla, pensa Patrick. Adesso si metterà a fare la parte del genitore in pensiero per la compagnia che frequenta la sua figliola innocente dopo di che andrà a fare Il Discorso a Brendon, e quel ragazzo non ha per niente bisogno di altri traumi. (Inoltre Patrick ha lo sgradevole sospetto di essere lui la madre premurosa, in tutto questo.)

Andy sbatte le palpebre, sorpreso ma guardingo. È seduto sul divano con Joe in uno dei rari momenti di calma totale che si hanno sul loro bus, e stavano guardando qualcosa di estremamente noioso - un documentario, tipo, qualcosa di istruttivo. O forse addirittura un telegiornale - prima che il televisore venisse coperto da un mucchio di premuroso Pete.

« Tu sai che sono una persona paziente- » Patrick fa un verso strano da dietro il laptop. « Molto paziente, e infinitamente buona, ma con te non so davvero come comportarmi. »

« Uh, magari… lasciarlo in pace? » Joe ha un’espressione perplessa simile a quella di Andy, ma nella sua c’è un’evidente vena scocciata.

« Trohman, decisamente tu non c’entri nulla con questa storia » commenta Pete con aria di sufficienza.

Dal suo posto di spettatore Patrick scuote la testa. Oh, quanto si sbaglia Pete. Joe fa infatti una smorfia tra l’offeso e l’impietosito, riappoggiando la testa contro il braccio di Andy; mentre Andy è seduto in maniera quasi normale, Joe gli è praticamente sbracato addosso, con il capo appena sotto la sua spalla e le gambe intrecciate sul pavimento. I loro fianchi sono talmente vicini da sembrare fusi, e Patrick è abbastanza sicuro che sotto la grande ciotola di pop-corn in bilico sulle loro ginocchia si stiano tenendo per mano.

Sarebbero quasi carini, se non fosse che in fondo l’emicrania di Patrick è tutta colpa loro.

« Non vuoi dirmi chi è. Okay, lo capisco Andy, sul serio » continua Pete, dall’alto della sua beata ignoranza. « E lo accetto anche - con fatica, con rammarico, ma lo accetto. Il problema è che io mi preoccupo, capisci? Magari per lei è tutto uno scherzo, magari è inaffidabile o psicopatica o una tipa a cui piacciono le pellicce. Come tuo amico sono in pensiero per te e vorrei verificare di persona che la ragazza non stia giocando con il tuo piccolo cuoricino di batterista. »

Pete è così preso dal suo discorso premuroso da mancare l’esasperazione di Joe. Andy invece sembra stranamente attento, e annuisce lentamente alla conclusione di Pete. « Io sono… contento che ti preoccupi per me, Pete, ma puoi stare tranquillo. Posso assicurarti che, ehm, che lei… » Guarda di sottecchi Joe, arrossendo un pochino, ma l’altro sta sorridendo con gli occhi fissi sul televisore. « Sì, cioè, non sta giocando. Ne sono sicuro. »

Pete inarca un sopracciglio. « Magari sei tu che stai correndo troppo, allora. »

« La amo » dice subito Andy, senza esitazione, senza imbarazzati giri di parole. Joe al suo fianco sussulta, alzando appena il viso per guardare Andy negli occhi, ma l’altro sta ancora sostenendo con fermezza lo sguardo inquisitore di Pete.

« Beh, sì, ma… » Poi non sa come ribattere. Non c’è niente da ribattere, in effetti, perché gli occhi di Andy, decisi e sinceri, la dicono lunga e non ammettono repliche. Sospira sconfitto, si alza e si spolvera i pantaloni. « Okay, okay. Però me la presenti appena la incrociamo o la prossima volta vado a farmi una sega nella tua cuccetta. » Si avvia verso il retro del bus, continuando a borbottare. « Tanto lo fanno già tutti. Joe già lo fa, è tutta la settimana che ogni mattina fa un casino incredibile… »

Patrick ridacchia piano. Andy e Joe sono sul divano, orripilati e di un colore tendente al porpora, ma la storia si è conclusa in modo indolore per tutti. La sua emicrania va già meglio, Pete passerà i prossimi giorni in risentito e misericordioso silenzio a rimuginare, e quei due…

…beh, si dice Patrick tornando al suo computer con un sorriso mentre Andy passa un braccio attorno alla vita di Joe, qualcosa da fare lo troveranno.

Tags: fanfic: slash, fanfiction, music: fall out boy
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