Will P. (p_will) wrote,
Will P.
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Appartenenza [FOB; Patrick/Joe]

Title: Appartenenza
Fandom: RP > Fall Out Boy
Beta: le solite
Pairing: Patrick/Joe
Raiting: pg13
Disclaimer: ...dude. Nel 2001 avevo dieci anni.
Avvertimenti: probabile tonnellata di imprecisione, fluff
Note: Early days fic, periodo di Evening Out. Doveva essere una sorta di cheer up, Chrystal!Patroh, ma per rimandi e accadimenti vari è diventato un random celebrative!Patroh
Summary: "Patrick non si sente fuori luogo… la maggior parte del tempo.
Non gli dà proprio fastidio, perché si rende conto che ci vuole un po' ad abituarsi ad un nuovo tutto e non è il tipo da piangersi addosso per ogni sciocchezza. Non è neanche che si senta fuori luogo, è solo un po' a disagio certe volte, e giusto per poco. Niente di che. Solo che, ecco, ogni tanto gli capita di pensarci.
E allora va a cercare Joe."
Crossposted: EFP


 

Patrick non si sente fuori luogo.
Il fatto è che essendo il più sano delle persone che conosce affronta lucido qualsiasi situazione, e la lucidità è sempre una cosa buona; grazie ai suoi nervi provati - ma saldi! - riesce ad evitare di mettersi particolarmente in ridicolo e può godersi con malcelata soddisfazione le frequenti coglionate altrui.
Senza contare che, dopo il primo impatto con Pete Faccia Da Schiaffi Wentz e la sua giostra di follie che lascerebbe ko chiunque, si è gradualmente abituato alla sua nuova vita. L'atmosfera che prima lo metteva in soggezione, che lo costringeva a stare più o meno appiccicato all'aura rassicurante di Andy ogni volta che entravano in un locale o incontravano qualcuno o venivano indicati, quella sensazione nell'aria di energia e possibilità non lo lascia più a occhi sgranati.
Non è niente di miracoloso, niente di sovrannaturale: solo ragazzi che fanno musica, e questo è il suo elemento. 

Patrick non si sente fuori luogo… la maggior parte del tempo.
Ci sono momenti in cui si sente troppo normale. Si trova circondato da ragazzi ricoperti di tatuaggi fin sotto le mutande, ragazze che sanno suonare sette strumenti e li sanno rompere in testa all'idiota di turno, persone - adulti - che sono semplicemente troppo, e si sente una nullità. Banale, incapace.
Ci sono altri momenti in cui si trova coinvolto in cose che lo stupiscono o lo fanno avvampare o lo terrorizzano talmente tanto che ogni tanto si scorda anche che sono per lo più cose vietate in metà degli stati.
Non gli dà proprio fastidio, perché si rende conto che ci vuole un po' ad abituarsi ad un nuovo tutto e non è il tipo da piangersi addosso per ogni sciocchezza. Non è neanche che si senta fuori luogo, è solo un po' a disagio certe volte, e giusto per poco. Niente di che. Solo che, ecco, ogni tanto gli capita di pensarci.
E allora va a cercare Joe.
Joe è, bene o male, nella sua stessa barca. Riceve le stesse grane per entrare nei pub, riceve ancora più grane sul palco, saltellando come un forsennato a fare da bersaglio per le bottiglie volanti mentre Patrick tenta di dare meno nell’occhio possibile nascondendosi dietro l’asta del microfono, viene trattato dai ragazzi molto peggio - è persino più piccolo di lui! Eppure non sembra mai fuori posto.
Patrick lo guarda con un po' d'invidia mentre si aggira con la sua aria sicura per i locali e saluta calorosamente tizi mai visti dall'aria truce, confidente, forse perché ormai ci ha fato il callo, forse perché è lì da abbastanza tempo da aver visto cose che Patrick ancora solo si sogna, forse perché semplicemente ha un carattere più forte. Joe è un po’ il suo modello.
Ed è fantastico, perché può chiedergli aiuto senza sentirsi un idiota e senza che Joe lo faccia sentire un idiota. Perché dopotutto anche Joe ha i suoi momenti di incertezza, e gli capita di sentirsi sperso - è come un fratello grande, un amico più esperto cui chiedere consiglio, un eroe alla sua portata. 

« No, no! È tutto sbagliato! » Joe gli rotola a fianco, brandendo indignato il telecomando mentre gli conficca una spalla spigolosa nel braccio. « Ricostruzione storica dei miei stivali! »
Patrick si raddrizza gli occhiali e si asciuga, cercando inutilmente di non farsi vedere, le lacrime che avevano iniziato a colare senza ritegno dopo i primi tre minuti di risate in apnea. « Che ti aspettavi, non è un trattato. »
« Ma c’è scritto! » Gli sbatte il giornaletto dei programmi sul naso, indicando una riga che per ovvi motivi logistici Patrick non ha la minima possibilità di vedere. « C’è scritto ricostruzione! C’è scritto storica! Se c’è di mezzo la storia vuol dire che è affidabile! »
« Andy dice che la sua laurea è in storia… »
« Andy in realtà è iscritto al Mossad e sta imparando come fare attacchi terroristici a impatto ambientale zero contro le aziende di pellicce » dice agitando la rivista con fare svagato.
Patrick crolla in avanti e sbatte il naso sul ginocchio di Joe, singhiozzando senza ritegno. Ogni volta che pensa di essersi calmato Joe spara qualche cazzata e non può fare a meno di restare un altro quarto d’ora piegato in due dalle risate.
« Ma guarda! Guarda! » Joe inizia a dargli manate sulla nuca per farlo alzare. « È un’indecenza! »
« È l’ultima volta che guardo uno speciale su Star Wars con te » è la risposta soffocata.
Joe fa un rumore indignato. « Solo perché io ho visto il film, non come questi espertucoli. Ooh, ti prego, questo pezzo lo devi vedere! »
Patrick non riesce a fermare le risatine. « No » Nasconde il viso contro la gamba di Joe. « Non ho la forza. »
« Mi serve qualcuno con cui soffrire! »
« Ma se ti fa soffrire cambia canale. »
Joe spalanca drammaticamente gli occhi. « No, devo vederlo. È troppo brutto. Ora tirati su e stammi vicino nello sconforto. »
Patrick scuote la testa con vigore, premendogli di più il naso sulla coscia con un ultimo risolino tremolante. Joe inizia a pungolarlo nel fianco col telecomando e Patrick sussulta, ricominciando a ridacchiare. « Sta’ fermo! » Per tutta risposta Joe molla il telecomando e gli si abbranca, bloccandolo mentre infierisce sulla sua povera pancia gridando “Soffri con me! Soffri!”
Si rotolano un po’ sul divano finché Patrick non riprende fiato e fa l’unica cosa possibile, morde la gamba di Joe attraverso i jeans, congratulandosi internamente per l’urlo dell’altro.
Poi Joe diventa incredibilmente immobile, e Patrick si rende conto. Si rende conto di essere con la faccia premuta sul grembo di Joe, ad ansare sulla sua coscia che improvvisamente gli sembra bollente, con il malsano impulso di affondarci nuovamente i denti, sentire la tensione dei muscoli sotto la stoffa e i brividi di Joe.
Invece si alza di scatto, rosso in viso e spaesato, tanto che non si rende nemmeno conto di non avere più il cappello da chissà quanto tempo. Joe è pietrificato alla sua destra, rigido e silenzioso come una statua, le guance rosse e gli occhi sgranati. Non che Patrick lo sappia, visto che tiene lo sguardo fisso sulle proprie scarpe.
Per qualche minuto respirano lentamente in unisono, accompagnati dal sottofondo del programma dimenticato e dai rumori da fuori. Patrick si sente incredibilmente fuori posto, conscio come non mai del proprio corpo, di come le sue ginocchia siano attaccate a quelle dell’altro e delle sue mani - non si era mai reso conto che erano così goffe e sudaticce e non aveva la minima idea di dove metterle senza provocare danni.
Joe raccoglie il cappello di Patrick da terra; se lo rigira tra le mani, concentrato, neanche tenesse tra le mani il segreto della vita eterna, poi lentamente lo mette sulla testa del proprietario.
Patrick vorrebbe dire grazie, davvero, ma quando le dita di Joe gli sfiorano la tempia si perde in un balbettio incoerente. Si nasconde dietro la visiera, girandosi verso la tv che non vede minimamente.
« Io- uh… posso? » mormora Joe.
Patrick si volta di nuovo perplesso per chiedergli “cosa?”, cosa sia quel tono, e Joe lo bacia.
È assolutamente disorganizzato. Non è nemmeno contro la sua bocca, è da qualche parte sulla guancia perché l’ha preso mentre si stava voltando. Non ha il coraggio di muovere le testa per non conficcargli lo spigolo degli occhiali in un occhio, e il suo cappello è caduto di nuovo, coinvolto nell’attacco. Ma il respiro di Joe è caldo e sa di dolce mentre gli accarezza la guancia, e nemmeno la mano sul suo braccio è tanto male.
Eufemisticamente parlando.
Joe si stacca con la faccia di uno che sta per morire. Incrocia appena gli occhi di Patrick e si butta di nuovo a raccogliere il berretto.
Patrick sbatte le palpebre lentamente, incapace di formulare una reazione. Si tocca la guancia, sorpreso di trovarla così calda e formicolante e- « Puoi… puoi rifarlo. »
Joe lo guarda di sottecchi e gli rimette il cappello.
Patrick abbassa la mano e lo fissa. Joe sta fermo. Patrick lo fissa molto, guardandolo da sopra la montatura senza capacitarsi di cotanta idiozia.
« Scusa? » tenta Joe. Patrick alza gli occhi al cielo, si toglie gli occhiali e con una manovra ponderata si avvicina al viso di Joe. Joe sgrana gli occhi, ma si riprende subito. Sorride, e Patrick lo sa, perché lo sta sentendo sulle proprie labbra.
La seconda volta va decisamente meglio. Anche la terza. E la quarta, la quinta, la sesta.

« Tutto bene? »
La testa di Pete sbuca dalla porta giusto in tempo per vedere un Joe disteso contro la spalliera con aria sognante e un Patrick chinato a raccogliere il cappello. « Alla grande » gracchia, il viso nascosto dietro la frangia.
« Fantastico. Abbiamo finito di sistemare la roba, devo trovare Mike e siamo pronti per le prove. Venite quando volete, okay? Okay. » Solleva entrambe le mani con i pollici alzati e scompare.
Silenzio, rotto dopo poco dallo sghignazzare di Patrick. Joe gli dà un calcio allo stinco e Patrick si tira su, lo guarda e gli sorride. Ci pensa un attimo e poggia da qualche parte il cappello, prima di tornare da lui.
Non si sente per niente fuori posto.

Tags: fanfiction, music: fall out boy
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