Will P. (p_will) wrote,
Will P.
p_will

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So say, what are you waiting for? [FOB; Andy/Joe - I parte]

Titolo: So say, what are you waiting for? (kiss him, kiss him)
Autore: p_will
Beta: mrs_toro_or & harleen313 *si butta a ringraziare in ginocchio*
Personaggi/pairings: Fall Out Boy [Arma Angelus’ days] > Andy/Joe; Pete, Jay Jancetic, Daniel Binaei
Rating: PG13
Avvertimenti: slash, pare mentali, prime sbronze, un certo numero di imprecazioni
Conteggio parole: …+10000 /o\
Disclaimer: Tutto inventato e falllllllllso. Anche perché quando questi fatti “accadevano” avevo otto anni…
Note: Early days fanfic. Grazie alle donne che mi hanno tenuto la manina e sopportato che mi lamentavo in eterno e grazie a eyes_of_venom che mi spacciava foto e mi ha dato una mano col canon. *ama tutte*
Bday!fic per la mia sistah <3, che odia i FOB e compiva gli anni a luglio (tombola).

Before you read… Questa fanfiction parla degli Arma Angelus, ma visto che i protagonisti sono Andy e Joe (e Pete) è segnata anche sotto Fall Out Boy.
Gli Arma Angelus erano una band metalcore famosa nella zona di Chicago, di cui Pete era leader prima di fondare i FOB. Si sono avvicendati vari musicisti per varie formazioni, fino al 2002; nell’inverno del ‘99, in cui è ambientata la storia, facevano parte della band Pete (cantante), Andy (sostituto di Tim Miller per un periodo), Joe (rimpiazzo di Chris Gutierrez al basso per un tour) e i chitarristi Jay Jancetic e Daniel Binaei, su cui purtroppo si trovano pochissime informazioni. Fatevi i vostri conti e vedete come Pete aveva vent’anni, Andy diciannove e Joe appena quindici… mentre Jay e Dan non ne ho idea :°D
(Altre notizie sono che Joe andò in tour con gli Arma nell’estate 2000 circa, ma in dubbio ho preferito svolgere il tutto in inverno; allo stesso modo, ben poco si sa sulle dinamiche del gruppo o il carattere dei due chitarristi, quindi ho inventato spudoratamente. Se ne sapete di più e trovate incongruenze non esitate a correggermi (: )


I definitely got initiated on that tour; they would rip my underwear off me everyday. I hated it, dude. I should have stopped wearing underwear.
[ Joe on the tour with Arma Angelus ]


Non poteva ancora credere di essere in tour con gli Arma Angelus.
Perché, insomma, era in tour con gli Arma Angelus. A scuola non gli avrebbero mai creduto. Ma lui non era lì in quel momento, era sul palco di un locale di Chicago a suonare - con gli Arma! In tour! - e non poteva davvero fregargliene di meno.
Il pubblico gridava impazzito, le assi sotto i suoi piedi vibravano tanto da far tremare gli amplificatori, qualcuno aveva tirato una bottiglia vuota sul palco e Pete - Wentz! Il cantante degli Arma! - se l’era quasi presa in fronte.
Dio, non poteva crederci.


« GIÚ DALLE BRANDE! »
Joe si ritrovò, di nuovo, per l’ennesima volta, ancora con la faccia contro il pavimento del van. Era diventato intimo amico del pavimento del van, a questo punto. Da un giorno all’altro ci avrebbe scavato un buco a forma del suo naso, su quel maledetto pavimento del van.
Ma perché non si svegliava mai prima di loro?
Jay saltò una fila di sedili per unirsi al divertimento generale e fece cadere a terra metà della sua roba, cellulare compreso che rimbalzò allegramente contro la sua faccia. Ow. Meglio quello dei piedi di Jay, comunque.
Aprì un occhio ammaccato e vide sul display ben più ammaccato dei numeri enormi che brillavano perfidi. Oh, ecco perché non si era svegliato prima di loro. Perché erano le cinque.
« Stronzi, è l’alba! »
« Cazzate » trillò Pete, sedendoglisi sulla schiena. « È già mezzogiorno! Da qualche parte. Nel mondo. » Gli bloccò un braccio con le ginocchia, impedendo a Joe di colpirlo in mezzo alle gambe. Che caro, quindici anni appena e già così violento.
« Da qualche parte nel mondo è estate » aggiunse Dan. Pete sorrise facendogli un mezzo inchino con la mano che non stava tentando di disarticolare la spalla di Joe, e Dan si avvicinò facendo scrocchiare le dita.
« Porca puttana ragazzi, no- ahia! Pete mollami perdio! » Sbatté la fronte a terra, esasperato. Era il quarto paio di mutande. Se continuavano di questo passo sarebbe arrivato nudo alla settimana successiva.
Jay rise sguaiatamente quando Joe riuscì a piantare un calcio sui denti di Daniel, una mossa di cui Joe andava fiero ma che, uhm, forse gli era costata la mobilità del ginocchio per i prossimi mesi.
Tentò di tirarsi su, di sollevarsi un minimo, ma aveva Pete Wentz sdraiato sulla sua schiena come una coperta stupida e ridacchiante, e quel ragazzo sarà pure stato alto quanto un idrante ma dio se pesava. Poi Jay, ancora sfottendo Dan, gli si sedette sulle caviglie, e con un’ultima testata affranta contro il pavimento disse addio alle sue mutande rosse.

« Oh, è adorabile » disse affettuosamente Pete. Andy si voltò a guardare Joe, che stava raccogliendo cupo brandelli di stoffa, mormorando un torrente di improperi davvero notevoli per un ragazzino che ha frequentato pub per sole tre settimane. Tornò a Pete perplesso.
« Dai, guardalo, è così incazzato! Scommetto che stasera cercherà di nuovo di spaccarmi il basso in testa. » Sospirò tutto contento.
« È bello che tu esprima tutto questo affetto strappandogli i vestiti ogni mattina. »
« Andy, amico » Jay gli mise una mano sulla spalla. « È divertente. »
« Divertente un cazzo » borbottò Daniel con del ghiaccio premuto in faccia.
Jay lo ignorò. « Davvero, è salutare. Per noi e per lui, perché gli tempra lo spirito. Dovresti provare anche tu. »
« No, Andy vuole provarci » ghignò Pete. Andy gli tirò qualcosa raccolto dal pavimento, che poteva essere tanto un calzino quanto un ricettacolo di tifo vaiolo e salmonella, più malattie veneree a scelta.
« Voglio riportarlo a casa intero. » Alzò gli occhi al cielo. « Cosa che a nessuno di voi sembra importare ma, sapete, non ci tengo a una denuncia. Non capisco ancora come hai fatto a convincere i suoi a lasciartelo. »
« Ho charme » sogghignò Pete. Poi sorrise, si appoggiò il mento su una mano, gli lanciò uno sguardo sbieco e - be’. Era accattivante. Andy sarebbe stato accattivato, se non avesse saputo fin troppo bene che era un pazzo instabile.
« Peter Wentz: affascina mamme e rapisce quindicenni, dal 1979. »
Pete soffiò un bacino con la manina a Jay, Jay gli sventolò il medio, e Andy li lasciò lì a discutere in toni coloriti delle preferenze sessuali di Pete e di quelle della madre di Jay.
Si sedette sul sedile davanti a Joe, incrociando le braccia sulla spalliera per girarsi a fare conversazione. « Come va? »
« Come uno che ha dormito quattro ore e è stato spogliato a forza quando fuori fanno cinque gradi. »
« Oh. » Forse doveva cercare un altro argomento di conversazione. « Facciamo colazione? »
Joe si illuminò. Andy tirò una scarpa a Jay e Pete che avevano improvvisato una canzoncina (“Joe ed Andy- ahi, fanculo!”), seguendo Joe fuori dal van.

L’inverno a Chicago è qualcosa di indescrivibile. Viene da chiedersi come possa accadere che una delle città più afose d’America in estate diventi così inospitale allo scadere dell’autunno.
Il cielo è perennemente plumbeo, coperto da nuvole gonfie che sembra impossibile siano sempre presenti con il vento che sferza costantemente; le folate d’aria gelida sono violente e taglienti, imperterrite anche davanti al più imbottito dei cappotti. Spesso nevica, o ghiaccia, o piove - se si è fortunati fa solo un freddo cane.
È dura, per chi non è nato tra quei grattacieli segnati dalle tormente.
Andy guardò Joe arrancare per arrivare alla porta della tavola calda, il viso contratto contro il vento mezzo nascosto dietro una sciarpa, i capelli pieni di neve. Spinse la maniglia con un grugnito, sfrecciando verso la salvezza e qualcosa di caldo, possibilmente calorico e cioccolatoso. Lo seguì ridacchiando piano mentre si slacciava il cappotto.
Joe si era messo a sgocciolare su uno dei tavoli più lontani dall’entrata, vicino ad un termosifone che sembrava sul punto di abbracciare, e stava chiacchierando con la cameriera che si era subito avvicinata vista la scarsità di clienti in quell’ora fuori dalla grazia del signore. Si sedette di fronte a Joe mentre questi ordinava.
« -e pancakes. No, aspetta, doppio pancakes. Con lo sciroppo d’acero. Oh, e una tazza di cioccolata bollente! »
« Tu invece? » sorrise la ragazza, scribacchiando qualcosa sul taccuino.
Andy diede un’occhiata distratta al menù al centro del tavolo. Hamburger, sandwich, bacon. Uhm. « Pancakes anch’io, e un caffè. »
Joe lo guardò incuriosito. « Niente pancetta? »
« Niente pancetta. »
« Okay, niente pancetta. »
La cameriera osservava attenta lo scambio, ancora in piedi di fianco al loro tavolo con aria zelante. Dopo una manciata di secondi Andy si girò perplesso verso di lei, che lo stava fissando. La ragazza arrossì e se ne andò un po’ abbacchiata.
« Sei un idiota, ci stava provando. »
Si voltò di scatto. « Cosa? »
Joe fece un mezzo sorriso furbo. « Ci stava provando palesemente. Potevi almeno ringraziarla… »
« Ma dai » sbuffò.
Joe scrollò le spalle. « Ehi, poi non è colpa mia se sei l’unico che non rimorchia mai eh. »
Che roba, stava ricevendo una lezione di flirt da un ragazzino. Lo osservò da sopra gli occhiali, le guance arrossate e i capelli umidi appiccicati alla fronte, la felpa di Star Wars in cui cadeva dentro e da cui gli uscivano appena le mani, i mezziguanti ancora indosso. Sembrava davvero fuori posto, in una tavola calda che all’alba era frequentata solo da reduci da feste e impiegati notturni; sembrava sempre fuori posto, quando si aggirava dietro il palco nei locali a cercare di chiacchierare con i buttafuori o quando dopo un concerto si sedeva con loro al bancone e se ne stava con aria delusa a centellinare una banale Coca, ma stranamente non sembrava mai fuori posto sul palco, a saltare come impazzito durante le canzoni.
Ma era così piccolo, nonostante tutto, e lui non aveva intenzione di spiegargli un paio di cosette su come funzionavano o chi erano di solito i “rimorchi” degli altri. (Inoltre si stava sforzando di non pensare a certe altre cose cui non avrebbe dovuto pensare, e quelle di sicuro non c’era bisogno di andargliele a dire.)
Si accorse che Joe si era messo a guardare la strada oltre la vetrata sulla parete del locale, e che aveva lo sguardo distante e… triste?
« Manca casa? » chiese, perché si ricordava com’era dopo un po’ starsene lontani dai propri genitori e dalla noiosa vita di tutti i giorni.
Joe si riscosse, smettendo di giochicchiare con l’orlo delle maniche. Fece una smorfia e scoppiò a ridere. « Oh no. Mi era venuto in mente che di solito a quest’ora dormivo come un sasso. Solo che tra due ore mi avrebbero trascinato a scuola, quindi no, grazie, sto benissimo. »
Sollevò un angolo della bocca. « Studiare è importante. »
« Disse l’uomo che aveva mollato la scuola. »
« Na-ah, disse l’uomo al primo semestre di antropologia. » Trattenne una mezza risata all’occhiata sconvolta di Joe. « Sto preparando un esame, tra l’altro. »
« …no » Joe non gli fece la premura di trattenersi dal ridere. Ma porca- sembrava davvero così poco serio? La risata di Joe si affievolì sotto la sua espressione lievemente scocciata, sfociando in un colpo di tosse imbarazzato. « Wow. Cioè, non hai l’aria… » agitò una mano verso di lui senza un senso particolare, con l’unico risultato di sottintendere definitivamente che Andy sembrava una specie di debosciato analfabeta o - tipo - Pete. Smise di gesticolare e si passò nervosamente la mano tra i capelli. « Su cosa? »
Ora era lui a mordicchiarsi nervosamente l’interno del piercing. « Antropologia del mito delle popolazioni amerindie delle Grandi Pianure. »
Joe non disse niente. Non alzò gli occhi al cielo come aveva fatto Dan, non gli fece una pernacchia come Jay e non si fece uscire la birra dal naso come Pete; si bloccò con la mano all’altezza della nuca a guardarlo con quei suoi occhi grandi. « …wow » ripeté, in quella che sembrava ammirazione. Non che Andy la vedesse così, certo; era solo che a sparare paroloni con i ragazzini si faceva sempre impressione…
Fu grato di poter attribuire al freddo il colorito sulle proprie guance. Perché era colpa del freddo. « Non è un corso tanto popolare, anzi, stavano pensando di sopprimerlo… »
« No, che schifo » disse Joe con un’aria sinceramente dispiaciuta « sembra divertente. »
« È divertente, è interessante ed è fondamentale. C’è tanta di quella gente che pensa che gli Indios fossero solo dei selvaggi sanguinari e che gli Europei abbiano fatto bene a sterminarli, a farli morire di fame con la loro “civilizzazione” inconsulta, quando non è per niente così. » Sbuffò, ormai completamente perso. « Ho sentito un tipo dire che erano filonazisti perché usavano la svastica. »
« La croce celtica? » chiese Joe perplesso.
« Il simbolo del sole nascente » ne tracciò distrattamente le linee con un dito sul tavolo « comune a praticamente ogni cultura, niente di inventato dal nulla. Non è che Hitler è andato da un designer a farsi creare un logo accattivante. »
Joe ridacchiò. Andy alzò lo sguardo e lo trovò che lo fissava attentamente, con i gomiti sul tavolo e la testa appena piegata di lato appoggiata su una mano e ommioddio, stava flirtando? No, era solo Joe che pendeva dalle sue labbra ma quel ragazzo doveva smetterla di passare troppo tempo con Jay, perché stava prendendo le sue brutte abitudini. Quella era una posa assolutamente provocatoria, non poteva essere solo il cervello di Andy a vedere cose in cose dove quelle cose non c’erano. (Anche se un cervello che se ne usciva con pensieri del genere non era totalmente a posto.)
La cameriera arrivò, stracarica di piatti e tazze fumanti, con una provvidenzialità tale che Andy fu tentato di genuflettersi ai suoi piedi; le fece un enorme sorriso grato prendendole dalle mani il caffè, e alla ragazza quasi scivolò di mano il vassoio mentre avvampava.
« Sei bipolare? » sghignazzò Joe appena la cameriera fu fuori portata d’orecchio. Aveva mezzo pancake in bocca e l’altro mezzo pancake sospeso miracolosamente sulla forchetta, ed era totalmente ador- ridicolo. Si dice ridicolo.
« E chi te l’ha spiegate parole del genere? » grugnì da dietro il caffè.
Joe fece spallucce. « Pete. »

Non era male fare colazione con Joe. Insolito, diverso… tranquillo. Per una volta faceva piacere non doversi svegliare solo per scrollarsi di dosso Jay che gli scavava un buco nel fianco con i gomiti. Probabilmente avrebbe apprezzato di più il momento se non fosse stato troppo impegnato a non fare caso al modo in cui la luce cadeva sul collo di Joe quando sbadigliava.
Sbadigliava molto. E si faceva sfuggire risate sonnolente alle sue battute idiote e mangiava in una maniera indecente, ma che Andy trovava indecente per tutt’altri motivi. Non avrebbe mai più guardato dello sciroppo con gli stessi occhi.
Joe, d’altro canto, dopo una settimana di sveglie antelucane che avrebbero messo in ginocchio persino Pete, era sostanzialmente in catalessi. Non abbastanza, comunque, da riuscire ad ignorare il calore insolito in zona viso e l’istinto di sorridere ogni volta che alzava gli occhi su Andy; per questo stava spazzolando con metodica precisione la sua colazione, contento di avere qualcosa con cui tenersi occupato per non ritrovarsi a cincischiare con la felpa come ogni volta che si trovava da solo con il batterista. Non gli incuteva timore - cioè, farsi incutere timore da uno come Andy sarebbe stata un’impresa - solo… gli faceva venire voglia di cincischiare.
« Dovremmo andare prima che ci diano per dispersi… » disse Andy riportandolo sulla terra. Non si era accorto di essersi perso in contemplazione mistica. E non si era nemmeno accorto di star tormentando i lacci della felpa, pensò infilandosi stizzito le mani in tasca.
« Dobbiamo andare da qualche parte? » chiese tanto per far vedere di essere presente. Incominciò a raccattare sciarpa cappotto e annessi accessori lanosi con la morte nel cuore al pensiero di dover uscire dal tepore del locale. Anche se forse un po’ d’aria fresca gli avrebbe fatto bene.
« No, suoniamo nel locale di ieri, stasera, ma- » non voglio dare adito a congetture, nelnomediddio « Dan mi tormenta da giorni per rivedere un pezzo e gli ho promesso che oggi gli avrei dato retta. »
Joe seguì lentamente Andy verso la cassa, intorpidito dalla colazione e dal calduccio della propria sciarpa. « Quindi si parte…? »
« Domani… » rispose distrattamente Andy, in cerca del portafoglio. Dietro al bancone, la cameriera che li aveva serviti alzò di scatto gli occhi da una rivista, attenta e sorridente. « Se Jay si ricorda di fare il pieno al van. »
« Non possiamo abbandonarlo? È una presenza molesta. »
Andy fece per scoppiare a ridere, Joe fece per iniziare a guardarlo con una faccia da triglia, la commessa era lì lì per cadere dal bancone per quanto si protendeva verso di loro, ma tutti vennero interrotti da un tonfo sordo alle loro spalle. Il rumore veniva da qualcosa che si era scontrato contro la porta a vetri del locale. Il qualcosa che ci si era spalmato, constatarono tutti con diversi livelli di orrore, era proprio Jay.
« Occrist- » Andy imprecò a mezza voce. Joe non fece in tempo ad accennare una risata isterica che Andy si era infilato la giacca, gli aveva schiaffato il proprio portafoglio tra le mani ed era partito a passo di marcia per scollare Jay dalla vetrata. Lo scampanellio della porta che si chiudeva, smorzando i primi insulti, lasciò un Joe ed una povera cameriera attoniti. Ci volle qualche attimo di assestamento prima che la ragazza tossicchiasse e Joe si girasse con aria colpevole.
« Scusa » mormorò senza motivo, visto che non era lui il folle che si lanciava a stella marina sulla prima superficie solida che trovava. « Ehm, quant’è? »
« Nove e ottanta. » Nonostante fosse concentrato a contare la miriade di monetine nel portafoglio di Andy, Joe si accorse dell’aria imbarazzata della ragazza. Alzò gli occhi incuriosito, e quella si morse un labbro. « Ecco, mi chiedevo… » lanciò un’occhiata verso la vetrata. « Il tuo amico è fidanzato? »
Anche Joe si voltò a guardare fuori. Jay stava gesticolando con un sorriso abbastanza demente, mentre Andy lo fissava con gli occhi vagamente a palla e la bocca semi aperta. Joe quasi si strozzò con la propria saliva. « Nah, ad Andy non interessano le ragazze. »
« …ooh. »
Si voltò di scatto. La ragazza non aveva cambiato espressione di molto, solo lo sguardo un po’ più vacuo e l’aria spersa di chi ha appena ricevuto una mazzata da una direzione inaspettata. Sbiancò subito. « No! Cioè! » e intanto fuori dalla porta Jay saltava al collo di Andy, e la bocca della commessa prendeva una piega decisamente afflitta. « Nel senso, è interessato ad altro! …allo studio, cioè, non ad altro altro. E poi suona, cioè, non è che non gli interessano le ragazze, non ha tempo, è un tipo impegnato, sai com’è, ma se fosse libero- »
Una risatina lo interruppe. « Tranquillo, ho capito, non c’è problema. » La ragazza gli stava sorridendo gentilmente, con un guizzo divertito negli occhi. Joe ricambiò debolmente, le passò i soldi e la guardò fargli lo scontrino, ripetendosi le sue parole nella testa.
Non c’era problema. Chiaramente. Infatti, l’insensata stretta al petto che aveva sentito mentre pensava ad Andy - Hurley, quello che parlava di capitalismo come delle condizioni atmosferiche e che gli offriva la colazione, quell’Andy - con delle ragazze era senz’altro un effetto della mancanza di sonno.
Ringraziò, salutò cordialmente e uscì. Il bis della stretta, stavolta allo stomaco, stavolta quasi gradevole, era senz’altro l’ennesimo effetto collaterale di tre ore di sonno per notte, e non dello sguardo d’intesa che gli aveva lanciato Andy durante lo sproloquio di quel decerebrato di Jancetic.

Insomma, Joe era piuttosto certo di non essere gay.
Per prima cosa, perché gli piacevano le tette. Molto. Anche se non ne aveva ancora viste tante ma ehi, ci stava lavorando, okay?
Secondo, non era particolarmente stimolato dagli altri ragazzi. C’era Pete e okay, ogni tanto intorno a lui diventava un po’ come una groupie ma perché era Pete, cavolo, l’uomo che suonava contemporaneamente con i Firstborn, gli Extinction, gli Yellow Road Priest e i Racetraitor - Pete! Wentz! Che si era presentato a casa sua ed aveva convinto sua madre a fargli saltare scuola perché lo voleva in tour! Ma non gli piaceva Pete in quel senso.
Terzo… sì, tette. Erano un motivo più che sufficiente.
Quindi poteva dichiararsi eterosessuale.
A parte per come arrossiva quando lo beccavano a fissare Andy durante le prove, o per come si sentiva riscaldato e contento quando Andy veniva da lui a chiacchierare di fumetti, o il modo in cui gli veniva da sorridere se si toccavano per sbaglio e la delusione che lo assaliva appena qualcuno degli altri glielo portava via per fare qualcosa di più interessante. E sì, magari nei suoi momenti di privacy si ritrovava a pensare a spalle ampie e muscoli che si muovevano sotto intricati disegni d’inchiostro, ipnotici e vigorosi, piuttosto che alle care tette - ma non era colpa sua, quella mole d’inchiostro avrebbe impressionato chiunque!
Però non gli piacevano i ragazzi.
No. Gli piaceva solo Andy.
Dannazione.

« Ehi, Joe ti sta guardando. »
Andy non si alzò da dov’era rannicchiato tra rullante e timpano. Fece un rumore neutro, senza sollevare nemmeno gli occhi dalla cassa. Stava compiendo un’operazione importante; non voleva mica che il pedale si staccasse di nuovo come la sera prima, e certi lavori bisognava farseli da soli - i tecnici di certi locali erano inaffidabili. Era indispensabile per il concerto.
E non era come se già non percepisse distintamente lo sguardo di Joe tra le scapole da, tipo, giorni.
« No, amico, non ti sta solo guardando, ti sta guardando guardando » insisté Jay.
« Sono sicuro che stia guardando guardando qualcos’altro di più interessante » grugnì. Certe chiacchiere infondate non lo aiutavano a finire prima. Se poi il cacciavite avesse potuto evitare di rotolare dietro il charleston…
« Posso assicurarti che in questo posto ci sono poche cose più interessanti del tuo bel culetto, soprattutto quando lo agiti in quel modo. »
Che stupido modo per attirare la sua attenzione, usare certi mezzucci. Si tirò comunque su di scatto, sbattendo la testa, con un’occhiataccia pronta e un rossore sulle guance che non era proprio dovuto alla posizione scomoda.
Jay sorrise candidamente. Si appoggiò ai tom (i muscoli facciali di Andy si contrassero istintivamente) con aria cospiratoria. « Ti svelerò un segreto, Andy » si allungò di più, la batteria cigolò, Andy respirò a fondo. « Quel ragazzino non aspetta altro che tu ti infili nei suoi pantaloni. »
Andy si scostò i capelli dalla fronte, e si voltò appena per seguire lo sguardo di Jay. Joe si accorse che lo stavano guardando, divenne di una notevole tonalità porpora e fece per girare i tacchi e andarsene dignitosamente. Centrò in pieno uno degli sgabelli al bancone buttandolo giù, invece, e Jay gli fece allegramente ciao con la manina mentre Joe tentava di risistemare tutto balbettando scuse a caso. Andy alzò gli occhi al cielo tornando ad armeggiare con il pedale.
« Per l’ennesima volta, visto che evidentemente non vi basta sentirvelo ripetere sedici volte al giorno, non ho intenzione di portarmelo a letto. E, » aggiunse, in tono autoritario, tanto che Jay si irrigidì un po’ per lo sguardo serio di Andy e un po’ perché, be’, cacciavite. « Nemmeno voi lo farete. Non è questione di disponibilità, qui, il primo che tenta di fargli qualcosa che non va si ritrova con le gambine spezzate. »
Ci fu un lungo silenzio, poi Jay annuì lentamente. « Lo sai che non è normale, tutta questa apprensione, vero? » Se c’era qualcosa di più ovvio di Joe era l’insistenza di Andy nel negare di essere regredito anche lui allo stadio di dodicenne alla prima cotta. Quei due erano così ridicoli e perfetti, davvero. In maniera esilarante e a tratti bizzarra, ma sempre ridicolmente perfetti.
« Voglio solo farlo uscire intero dal tour » disse a denti stretti. Si ricordava com’era avere a mala pena l’età per guidare ed essere talmente ubriachi da vomitare il pranzo del giorno prima, si ricordava com’era farsi qualsiasi cosa gli finisse sotto tiro e quasi finire in ospedale, si ricordava com’era non avere freni in una dimensione completamente nuova. Voleva evitargli tutta la merda che lui aveva dovuto identificare come tale sulla propria pelle, tenendolo lontano da certe cose che era ancora troppo piccolo per provare. Aveva tempo a volontà per fare quello che voleva - e lui non era d’accordo, okay, ma di certo non si attribuiva il diritto di decidere sulla vita degli altri… quando fossero stati legalmente consapevoli delle loro azioni.
E non c’entrava niente che Joe aveva sempre le guance arrossate dal freddo, che quando si rannicchiava sui sedili del van per recuperare un po’ di sonno si appoggiava la testa sulle braccia come a nascondersi, e che i suoi occhi erano i più chiari che avesse mai visto. No, proprio per niente.
Jay scosse la testa compassionevole, e se ne andò lasciando Andy ai suoi problemi tecnici (e non).

« Non potete chiudervi da qualche parte? »
Andy odiava quando lo bloccavano nelle loro intense sessioni di edonismo collettivo; primo perché lo bloccavano fisicamente, nel senso che si svaccavano accatastati uno sull’altro davanti qualsiasi via di fuga, secondo perché gli restava la puzza di fumo attaccata ai vestiti per giorni e vedevano una lavanderia una volta al mese.
« Siamo chiusi da qualche parte. » Daniel si portò la canna alle labbra con aria di sufficienza. « Siamo chiusi nel tuo camerino. »
« Iiiiio direi che dovremmo fare un gioco » esclamò Pete, battendosi le manine sulle ginocchia. Circa. Battendo le manine su un punto di pavimento dalle parti delle sue ginocchia.
« Obbligo o verità! »
« No, Jay. Poker! »
« Strip-poker! »
Andy si nascose il viso tra le mani. Era allarmante come sfruttassero ogni occasione per togliersi più vestiti possibile, anche con dieci gradi di media.
« Ma non abbiamo le carte » piagnucolò Jay. Pete si grattò la testa. « Uhm, allora… strip-morra? »
« Io direi che è ora di andarsene » disse, stringendosi l’attaccatura del naso. Si tolse gli occhiali per massaggiarsi gli occhi, l’aria afflitta, mentre uno dei tre gli faceva una pernacchia e gli altri due ridevano. Quando se li rimise e il mondo assunse di nuovo dei contorni trovò Jay e Dan che si sfidavano, Dan che buttava sasso e Jay un ibrido indefinibile tra carta e forbici, con tre dita tese. « Devo portare via Joe » mormorò, a nessuno in particolare.
Joe era schiantato su un divano, un braccio ciondolante sul pavimento e la faccia affondata tra i cuscini; russava lievemente. Probabilmente era a sua prima sbronza: Pete gli aveva propinato un bicchierino di qualcosa di alcolico, poi un altro di qualcosa di più alcolico, e poco prima del terzo bicchiere stava saltellando sui braccioli. Poi si era spento, crollando a faccia avanti sul divano.
« Su, Joe, Joseph? » Lo pungolò un po’. Joe grugnì qualcosa, rotolando di lato con le braccia congiunte al petto e le labbra socchiuse e Andy avrebbe fatto meglio a smettere di fissare o andare a trovarsi un hobby come l’uncinetto. Per - er - distrarsi. « Joe? »
« Mmmh… » Rotolò supino, si stiracchiò sbadigliando con la t-shirt che gli saliva su per i fianchi, l’impronta delle pieghe della stoffa sulla pelle chiara. Decisamente, uncinetto.
« Alzati e cammina… » Lo tirò su a sedere di peso, e Joe fece una smorfia sofferente, strizzando gli occhi confuso. « Uh? Cos? »
Andy sospirò. Si abbassò a prendergli un braccio e se lo portò sulle spalle, gli passò un braccio attorno alla vita e lo issò in piedi con uno sbuffo. Joe barcollò un po’ - “eh? cosa?” - appoggiato pesantemente ad Andy per non sfracellarsi a terra.
Jay attaccò a ridacchiare istericamente. Andy sventolò il medio nella sua direzione senza enfasi, troppo occupato a far camminare un Joe in piena fase sacco-di-patate che non la smetteva di aggrapparglisi addosso in maniera tristemente suggestiva. Doveva camminare in linea retta per due, scansare ostacoli, gradini e muri che intralciavano il tragitto, raggiungere il van a ben un parcheggio di distanza… insomma, troppe cose per badare ai fischi di Pete.
Procedettero a passo incerto per corridoi che sembravano eterni, fermandosi ogni pochi metri; Joe alternava mormorii privi di senso a risatine acute nascondendo il viso nella maglia di Andy, mentre Andy cercava di mettere un piede davanti all’altro senza pensare a com’erano sottili i fianchi di Joe o a come era caldo, una presenza ustionante premuta contro il suo corpo. Nonostante fosse inverno inoltrato, l’aria del parcheggio era a mala pena di sollievo per le sue guance.
Entrare nel van fu più problematico di quanto programmato.
« Nuooo voglio tornare dillà! »
« No, di là ci sono, ehm, cose brutte. » Oh, quanto si sentiva idiota. Un idiota con un quindicenne sbronzo drappeggiato sulle spalle che cercava - in maniera piuttosto sbronza, per l’appunto - di impedirgli di aprire la portiera agitandogli le mani davanti al naso. E agitandoglisi addosso.
« Ma c’è la vodka » sussurrò con reverenza. Si strinse le mani al petto con aria sognante, dando modo ad Andy di raggiungere la maniglia e portarlo finalmente dentro. « Che è buona! »
« Non è vero » replicò distrattamente mentre cercava di tenerlo dritto e liberare uno dei sedili dalla roba per farcelo sedere. Joe si accigliò, gli si avvicinò al viso con aria critica e iniziò a pungolargli una guancia con l’indice. « Tu che ne sai, neanche la bevi. »
« Già stato, già visto, già bevuto » mugugnò. Provò a scrollarselo di dosso, con scarsi risultati.
« E com’è che non ti piace? »
« Non è che non mi piace- » roteò gli occhi, mentre gli veniva infilzato un ditino nello zigomo. Joe cercò di infilarglielo su per il naso, ridacchiando, ma abbassò le manine docilmente allo sguardo truce di Andy. « Mi piacciono di più altre cose. Tipo svegliarmi ricordando cosa è successo la sera prima. »
Joe si staccò un poco per guardarlo in faccia, tutto occhi lucidi e cipiglio sincero. « Non fa bene divertirsi così poco! » Alzò per chiarezza indice e pollice praticamente attaccati, scuotendo la testa con enfasi. « Ti perdi troppe cose belle. »
« Certe volte alcune cose sembrano solo belle, e al mattino diventano errori. » Distolse lo sguardo dagli occhi chiari e così vicini dell’altro, staccandoselo di dosso bruscamente e mollandolo senza convenevoli sul sedile. Joe si fece sballottare in silenzio, guardandolo con la testa piegata un pochino di lato, immerso in elucubrazioni annebbiate dell’alcol. Quando Andy fece per arretrare gli prese la maglia.
« È per questo che ti sto antipatico? » Andy tentò di aprir bocca, negare tutto perché antipatico? lui? , ma Joe continuò senza dargli tempo. « È per questo che non mi vuoi? »
« Ma certo che ti voglio. »
Okay, il vero motivo per cui Andy odiava visceralmente il fumo? Gli bruciava qualsiasi filtro. Ogni più vitale filtro cervello-mondo esterno. Andy odiava davvero, davvero tanto quando si mettevano a fumargli davanti.
E in questo momento odiava che quel ragazzino avesse degli occhi talmente azzurri e una presa talmente forte. Lui doveva fuggire indecorosamente a buttarsi sotto un autobus, dannazione!
« Ma allora sei scemo? » chiese in tono lamentoso tirandogli ripetutamente la maglia. Non sembrava particolarmente colpito dalla rivelazione in sé, quanto dall’incomprensibile incoerenza del batterista.
« Indubbiamente » mormorò prima di sedersi a fronteggiarlo in una discussione civile. Vagamente civile. Insomma, ci si prova. « Senti, sei piccolo. Hai appena quindici anni e dovresti essere a scuola adesso, dio santo, a tormentare i tuoi per i regali di Natale e non in un van lurido, sbronzo come una pigna in attesa di fare chissà quanti chilometri per suonare nel prossimo pub - dove, tra parentesi, non potresti nemmeno entrare. » Joe fece una faccia così affranta che da una parte faceva solo venir voglia di prenderlo e spupazzarlo come un peluche, e dall’altra ribadiva crudelmente il concetto. « Mi piaci, sul serio, ma sei davvero piccolo e non voglio traumatizzarti per sempre o rovinarti la vita o cos’altro. »
Joe lo fissò per un attimo. « Non mi stai rovinando la vita » mormorò, annuendo appena con aria triste. « La mia vita è molto bella da quando ci sei tu. » Diede un ultimo tiro poco convinto alla maglia di Andy.
…cristosanto, era fisicamente impossibile restare impassibili.
Gli passò un braccio dietro il collo e lo abbracciò, con le mani che tremavano appena. Joe si lasciò scappare uno strilletto acuto, gli occhi sbarrati e la testa che girava, per l’alcol e il collo di Andy che era proprio lì e lui poteva affondarci il viso e strusciarci il naso a piacimento. Chiuse gli occhi con forza, cercando di ricacciare indietro le farfalle che dallo stomaco gli erano schizzate in gola e non stavano propriamente contribuendo ad alleviare il suo senso nausea. Non voleva vomitare addosso a Andy, non ora che finalmente c’era lui addosso ad Andy. Gli strinse timidamente le braccia alla vita, sistemandosi meglio.
Andy era nel pieno di una silenziosa crisi esistenziale. Stava facendo qualcosa che andava contro, tipo, tutti i suoi propositi, ma non riusciva a pentirsi. Stava combattendo l’impulso di sorridere quando avrebbe dovuto combattere ben altri impulsi che rischiavano di provocare solo danni. Non voleva davvero portare problemi nella vita di un ragazzino che sembrava già abbastanza incasinato di suo.
Ma, ma, ma… Forse era rimasto troppo tempo sotto il fumo passivo.
Sospirò. « Ora dormi » disse accarezzandogli i ricci, sorridendo nonostante tutto alle specie di fusa che stava producendo Joe. Allungò un braccio verso il sedile posteriore per prendere una coperta, visto che si prospettava una lunga nottata all’insegna della scomodità. Poteva sopportarla, però, se Joe avesse continuato a respirargli lentamente sulla gola, in una strana ninna nanna.
Era un problema se lasciava cadere il discorso così?

( II parte )
Tags: fanfiction, music: arma angelus, music: fall out boy
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