Will P. (p_will) wrote,
Will P.
p_will

So say, what are you waiting for? [FOB; Andy/Joe - II parte]

Si svegliò con la sensazione che qualcuno si stesse aprendo una via all’interno del suo corpo attraverso la schiena, con una matita. Spuntata. Si mosse vagamente ed eccola, la matita, stavolta nel collo, che gli scrocchiò in maniera sinistra. C’era un peso sulle sue gambe che aprendo faticosamente gli occhi riuscì ad identificare come un Joe, addormentato con il naso conficcato nella sua pancia, che sbavava lievemente. Sorrise nonostante la chiazza sulla sua t-shirt e la spina dorsale frullata.
Si guardò assonnato intorno mentre si sgranchiva con cautela il collo; dal sedile davanti si sentiva russare e un numero a piacere di gambe penzolava dal bordo, segno che Jay e/o Daniel e/o vari ed eventuali avevano trovato la strada per il van anche tra i fumi dell’alcol, crollando lì sopra; in un angolo, seduto a terra sopra un sacco a pelo, Pete stava rannicchiato a scrivere su un taccuino che teneva in grembo, cuffiette nelle orecchie ed espressione distante. Alzò gli occhi proprio in quel momento, notando Andy che lo fissava gufescamente senza gli occhiali, scivolati chissà quando; gli sventolò la matita a mo’ di saluto, poi spostò lo sguardo su Joe e di nuovo su di lui, con le sopracciglia alzate. Andy sentì molto caldo in zona faccia.
« Joe… » Gli smosse un po’ la spalla. « Credo che dovresti, tipo, alzarti… »
Joe fece una smorfia, premendogli la fronte sulla pancia. Rovesciò lentamente il capo all’indietro, poi sbiancò, sbarrò gli occhi e d’un tratto era carponi sul pavimento, intento a vomitare l’anima sopra una felpa che - Andy strizzò gli occhi per distinguerne il disegno - …era di Jay, perciò poco male.
« Porca » gracchiò, pulendosi la bocca con una manica « puttana. »
Pete gli tirò una confezione di aspirine e una bottiglia d’acqua. Le prese Andy, perché Joe sembrava troppo occupato a dondolare rannicchiato in posizione fetale anche solo per scansarsi dalla traiettoria di lancio, e sicuramente un trauma cranico non gli avrebbe giovato.
« Ti porto in bagno… » disse, prendendolo di peso e iniziando a trascinarlo fuori. Vide con la coda dell’occhio Pete posare il block-notes a terra ed alzarsi per andare verso l’intreccio di arti collassati sui sedili, ma preferì non preoccuparsi in vista di questioni più impellenti.
Iniziò a preoccuparsi quando fu accerchiato, davanti alla porta del bagno del locale dietro la quale Joe si stava riconciliando con la cena della settimana prima, da Pete e un Daniel e un Jay fin troppo svegli. Deglutì, in ricerca febbrile di una via di salvezza.
« Ci sono stati riferiti fatti » proclamò Daniel incrociando le braccia al petto con espressione seria e professionale. Jay lo scansò con una spallata per appiccicarsi al naso di Andy e ciarpare: « Ma cosacosacosaCOSA ha combinato il piccolo Andrew stanotte? »
« Non ho fatto niente » disse in fretta.
« Sì, tu. Ma il… “piccolo Andrew”? » Ammiccò con le sopracciglia in corrispondenza delle virgolette, e - eew. Quell’uomo non aveva ritegno.
« Nessuno ha fatto nulla ieri sera. » Incrociò anche lui le braccia, perentorio.
« Tu menti! Stai arrossendo! »
Cervello traditore, passargli proprio ora la replica della grande dichiarazione, con dolby-surround e tutto. « Non abbiamo fatto nulla » bofonchiò, stringendosi ulteriormente nelle braccia senza più un briciolo di confidenza.
« Qualcosa però è successo » ghignò Pete con aria compiaciuta, da bravo amico stronzo. « Oppure eravate davvero avvinghiati solo per combattere il freddo. »
« Nudi. »
« Non eravamo nudi! »
« Ma Pete ha detto- »
« Era per farvi sbrigare. »
Jay fece una faccia triste, insensibile al colorito purpureo di Andy. Tre paia di occhi si puntarono impietosamente su di lui, inchiodandolo balbettante al muro. « Lui, uh, lui ha detto che… allora, gli piaccio. »
« …Pete, se mi hai svegliato solo per questo ti apro in due col manico della chitarra, a partire da un buco a scelta. »
« Adesso migliora » annuì, manco fossero al cinema.
« Cioè, me l’ha proprio detto. E io, insomma… » borbottò qualcosa di incomprensibile.
« L’hai sbattuto per terra? »
« Fanculo, gli ho detto che ricambiavo! » strillò con la voce acuta di quand’era nervoso, portandosi una mano alla fronte dove stava sbocciando un’emicrania.
Pete si guardò intorno con la faccia da “visto? visto?”, mentre Dan esclamava: « Vi prego, chiamiamoci Beautiful Arma. Sento che dobbiamo farlo. »
Jay gli diede qualche pacca sulla spalla. « Dai, che vuoi che sia, è una sciocchezza. Scommetto che si è dimenticato tutto. »
Per un attimo il pensiero che Joe non si ricordasse più nulla, non una parola, non uno sguardo - non il modo in cui ad un certo punto aveva infilato le mani sotto la maglia di Andy per scaldarsi o lui si era addormentato con la guancia sulla sua testa, il profumo dei capelli di Joe l’ultima cosa prima di chiudere gli occhi - il pensiero di esser costretto a far finta di nulla per non distruggere l’equilibrio lo rese triste. Poi, grazie al cielo, subentrò il buon senso. « Non è nulla, e non toglie che ho fatto qualcosa che avevo giurato di non fare. »
« Andiamo, neanche te lo fossi portato a- »
« Non finire quella frase » ringhiò.
Jay si mise le mani sui fianchi, sprezzante. « Perché? » chiese sarcastico « Qualche anno fa non ti facevi certi problemi… anzi. Cos’è, sei innamorato? » Fece un sorrisetto irritante, portandosi le manine giunte all’altezza del cuore.
Pete comparve tra di loro. « Jancetic, sei un coglione » lo informò, voltandosi subito verso Andy per aggiungere: « Tu sei un coglione paranoide e complessato. »
Daniel alzò gli occhi al cielo come per ringraziare di un intervento provvidenziale. Pete guardò male Jay, sfidandolo a controbattere, prima di troncare sul nascere le proteste di Andy. « Hurley, non devi rapirlo e sposarlo, devi chiedergli di uscire. »
« Ma- »
« Oh perdio, è capace di intendere e di volere! Se ti dice di no - e comunque non te lo direbbe - amen, se ti dice di sì e va male… l’Illinois è grande, non sei costretto a restargli a piangere sotto casa. Altrimenti evviva evviva. »
Lo guardò cupo, di fronte alla ridicola semplicità di un discorso che gli stava solo raddoppiando i dubbi. « La fai facile, tu. »
Pete ghignò. « Io non sarei così stupido da innamorarmi di un quindicenne. »
Andy nemmeno ribatté, e rimase lì a pensare, riscuotendosi solo quando Joe riemerse dal bagno pallido come un cencio con un sorriso debole sulle labbra, scusandosi per il casino.

Joe aveva saltato a piè pari la fase “ommioddio perché ho bevuto così tanto”, appena superato il “mai più, non succederà mai più” ed era momentaneamente fermo al “Dio, perché?”. Perché, in generale.
Era una domanda legittima per un povero relitto accasciato su un tavolo, con la fronte premuta sulla superficie appiccicaticcia nella speranza di refrigerio e una sbronza colossale da smaltire. Doveva cominciare con qualcosa di più leggero. Cavolo, a casa sua nemmeno c’era mai stato dell’alcol.
Qualcuno avanzò a passi pesanti nella stanza schiamazzando indecorosamente. In realtà era Pete che mormorava: « Hey » passando di lì, ma l’effetto nella sua testa era quello di un trapano.
« Nnrgh » salutò. Pete scostò una sedia dal tavolo con uno stridore agghiacciante e si sedette, appoggiando il mento sul palmo della mano. « Benvenuto nel mondo dei grandi. »
Staccò la faccia dal tavolo per guardarlo, stravolto, due occhiaie che erano un’ombra di morte (sua, o di Pete) sul volto. « Riportatemi dov’ero prima » biascicò, lasciando ricadere la testa sul legno. Ouch. OUCH, mossa sbagliata.
Pete fece un sorrisetto nascosto dietro la mano. « Ma come, proprio ora? »
Proprio ora cosa? « Gh? » riuscì ad articolare. Aprì un occhio per guardare Pete dal basso, trovandosi di fronte ad una faccia da schiaffi con un’aria d’insopportabile superiorità che non gli era di risposta. Proprio ora cosa? Proprio ora che avevamo deciso di smetterla di strapparti i vestiti ogni mattina? Mica proprio ora che avevamo deciso di pagarti?
« Be’ sai, con Andy… »
Eh?
Pete lo fissò per un po’, come in attesa dell’arrivo della grande rivelazione. Joe fissò in rimando con la profondità degna di un copriteiera. « Non dirmi che non ti ricordi davvero » esclamò alla fine, sul punto di scoppiare a ridere.
« Andy cosa? » Voleva suonare irritato, ma uscì solo qualcosa di pietoso. Almeno non era isterico come la vocina della sua testa che aveva iniziato a sfornare ipotesi su ipotesi in un tono acuto che gli stava dando fastidio. Dio, anche le vocine della sua testa lo assordavano ora.
« Non posso aiutarti » annunciò con fin troppa gioia, saltando in piedi. « Devi intraprendere da solo la strada verso la conoscenza, mio giovane Padawan. »
Joe risbatté - piano, non era scemo - il capo sul tavolo, mandando affanculo Pete. Spiritualmente, perché aprire la bocca faceva fatica. Soprattutto quando i pochi neuroni in servizio dovevano lavorare tutti a pieno regime per ricordare… qualunque cosa fosse successa.
Con Andy.
La vocina nella sua testa riprese a spron battuto da dove si era interrotta, agitando delle ipotetiche manine nell’aria. Cosa aveva fatto? Cosa aveva fatto? Cosa aveva detto? Forse l’alcol lo faceva diventare logorroico. Forse aveva confessato cose indicibili a tutti su Andy, o direttamente ad Andy che perciò sapeva tutto - o magari aveva detto il contrario di quello che pensava, e adesso Andy lo odiava! Non sapeva scegliere l’ipotesi peggiore. E ora il suo cervello, abbandonato a sé stesso, stava ricordando che comunque quella mattina si era svegliato con i pantaloni e altre considerazioni sul tema che gli facevano salire l’impulso di infilarsi le mani tra i capelli e strillare.
Doveva trovare Andy. Anzi no, rettifica: doveva trovare qualcuno che gli raccontasse tutto, poi escogitare un piano, poi trovare Andy.
…quando avesse avuto la forza di alzarsi.

Emerse però un problema: nessuno sembrava intenzionato ad aiutarlo. Era già difficoltoso aggirarsi senza dare nell’occhio con la grazia di un ippopotamo morente e con un mal di testa che non voleva saperne di smettere di sfondargli la fronte anche dopo un’aspirina, cercando di trovare qualcuno e di evitare Andy. Quando poi tutti lo ostacolavano era da strapparsi i capelli.
Jay non c’era stato bisogno di cercarlo: era arrivato da solo. Gli era comparso alle spalle e gli aveva stretto il collo in una morsa ferrea complimentandosi a gran voce per Dio solo sapeva cosa (ma avrebbe fatto piacere saperlo anche a lui). Poi aveva iniziato ridacchiando un discorso su “al momento fatidico non farti trovare impreparato” e Joe era fuggito senza pensarci due volte.
Daniel, invece, se ne era andato bofonchiando (“io ero venuto a suonare, non a fare casting per Dawson’s Creek”) appena gli aveva chiesto qualcosa.
Da quanto aveva capito dai mozziconi di risposte ricevuti, la sera precedente, totalmente deviato dai fumi dell’alcol, aveva fatto qualcosa di compromettente, non si sa bene davanti a chi - visto che il mondo sembrava essersi divertito come un pazzo, ma doveva anche mettere in conto che si trovava in viaggio con le più grandi comari spettegolanti dell’Illinois -, riguardante Andy. Doveva solo capire a) cosa aveva fatto, b) se Andy lo sapeva e c) cosa sarebbe successo se lo sapeva. Semplicissimo. Bastava trovare qualcuno che gli rispondesse, ed era a cavallo.
Ma Pete non l’avrebbe aiutato, Andy… no, perciò era solo.
E senza speranza.

« Sei senza speranza » ripeté Pete. Andy non alzò gli occhi al cielo solo perchè li aveva già puntati al soffitto da mezz’ora. Non che a Pete importasse, chiaro. « Cosa ti ci vuole ad andare lì e trascinarlo in uno stanzino? »
« Pete, io non voglio trascinarlo in uno stanzino. »
« …ma non dire cazzate » sbuffò, come se fosse lui quello che stava affrontando un idiota. Andy lo ignorò e riprese a portare sul palco i pezzi della batteria che stava cercando di montare, ma Pete gli saltellò dietro. Perchè quella piccola piaga non aveva nessuno strumento da montare, perchè? « Senti, non è che non si è capito che Joe ti piace, perciò perchè fai ancora finta di niente? »
« Perchè è piccolo » disse, ancora una volta, e si sentì a disagio notando come, ormai persino alle sue orecchie, suonasse tanto una scusa campata per aria e non un’ineccepibile motivazione. Cosa che era, indubbiamente. Ineccepibile. Motivazione.
Pete gli si puntò davanti da brava presenza fastidiosa. « Non so cosa ti insegnano a quei tuoi corsi, ma non gli lascerai traumi perenni che gli faranno scoprire la gioia di vestirsi da donna a cinquant’anni. »
C’era qualche problema se gli tirava il timpano? « Pete, non va bene. Siamo i suoi tutori - per quanto nessuno l’abbia ancora capito - non posso- non possiamo approfittare. È al limite della sindrome di Stoccolma! »
Con un’occhiata esasperata Pete gli appoggiò le mani sulle spalle. « Andy, leggi il labiale: non è stupido. » Sbatacchiò per buona misura.
« Ha quindici anni! » Avrebbe agitato le braccia se non le avesse avute piene di roba, per cercare di evidenziare un punto che, a quanto pareva, era il solo ad aver notato. « Non… cioè… quindici! »
« E tu sei comunque cotto » disse tranquillamente. Andy ammutolì, mentre iniziavano a bollirgli le guance. « Davvero, cosa ne pensi di Joe, dimmelo. Non intendo l’età di Joe, intendo Joe Joe. »
Cosa ne pensava di Joe? Era un ragazzo che non aveva esitato due volte prima di riempire a caso uno zaino e partire in tour con persone che non conosceva, che non si era pentito una sola volta - non quando venivano fischiati, non le volte che si erano rifiutati di pagarli ed erano dovuti fuggire dopo aver distrutto i bagni del locale, non ogni mattina che veniva scaraventato a terra tra il freddo e lo sporco - di essere salito sul loro van. Era un chitarrista che prima di unirsi a loro aveva tenuto in mano un basso solo per accordarlo e ora era molto meglio di tanti bassisti della Chicago scene. Era un ragazzo divertente, con ottimi gusti in fatto di fumetti e una conoscenza pressoché maniacale dei film di fantascienza. Era quasi più alto di lui, e aveva un sorriso timido e luminosi occhi azzurri che facevano perdere il filo del discorso ad Andy ogni volta che li incrociava.
« Appunto. » Pete gli lasciò le spalle, compiaciuto, quando lui non gli rispose. Sorrise, uno dei suoi soliti flash abbaglianti di puro entusiasmo, e si spostò per lasciarlo passare. Quando si fosse ricordato di muoversi. « Joe è grandioso, e più tempo perdi più rischi che si allontani. »
E come volevasi dimostrare, Joe sbucò dall’altro lato della stanza, aprì la bocca per urlare qualcosa a Pete ma appena vide Andy sbiancò e corse via. Lo sentirono sbatacchiare contro le pareti del corridoio imprecando sentitamente.
Pete sollevò un sopracciglio eloquente, non visto, mentre Andy gli dava le spalle e iniziava a pensare che forse, dopotutto, le sue argomentazioni avevano qualche punto eccepibile.

Andy aveva a lungo ponderato la situazione, e poteva tranquillamente affermare di essere diventato scemo.
Stava fissando la maniglia della portiera del van da ore - anche se il suo orologio diceva che erano passati appena sei minuti, infido mentitore - con l’unico effetto di iniziare ad avvertire un principio di congelamento alle mani. Non era in attesa di una qualche epifania, d’altronde: triste ammetterlo, ma l’epifania era avvenuta sotto forma di un cantante privo di talento ma dotato di un’insistenza ammirevole che l’aveva costretto a dar voce a quei pensieri che stava cercando di soffocare con tutte le sue forze. Tipo una fata madrina.
Oddio, si stava immaginando Pete con bacchetta magica e tutù. Oddio. Presto, qualcos’altro, qualsiasi altra immagine mentale.
Gli comparve in mente Joe, gli occhi grandi e lucidi per l’alcol, un labbro stretto nervosamente tra i denti, che gli tirava la maglia e gli si avvicinava e- …forse non era la migliore delle immagini, in quel momento, ma serviva a riportarlo al punto della situazione: entrare nel van. Dov’era Joe. Per parlare.
Oh, ecco perché era lì imbambolato, non aveva il coraggio. Settimane di menate sul sì, no, forse, magari non potevano scomparire così, nemmeno Pete poteva fare nulla del genere. Se gli ci era voluto un mezzo trauma a vedere tutta la storia sotto un altro punto di vista, probabilmente sarebbe servito l’intervento di un Entità superiore per farsi forza e abbassare quella dannata maniglia.
Poi sarebbe entrato e si sarebbe ridicolizzato in maniera spettacolare, tanto da far piangere Jay per essersi perso tutto. Non aveva la benché minima idea di cosa dire. Sapeva cosa ne pensava Joe, ma non rendeva le cose più facili; cosa gli avrebbe raccontato? Come? E Joe si ricordava qualcosa, o l’avrebbe preso per pazzo e sarebbe fuggito urlando a chiamare la polizia? Stava tentando di sedurre un quindicenne, dopotutto. Forse nemmeno gli interessava, a Joe, ed era stata solo colpa dell’alcol! Perciò l’avrebbero sbattuto in galera non solo per molestie, ma per detenzione illegale e spaccio di alcolici, e avrebbero buttato la chiave. L’avrebbero picchiato, e fatto vestire da donna… e non avrebbe più sentito Joe parlare per due ore di fila di Star Wars.
Okay, era impazzito definitivamente.
Fissò determinato la maniglia, prese un respiro profondo, starnutì perché comunque faceva un freddo cane, aprì la benedetta portiera ed entrò.
Joe era rannicchiato sui sedili, le ginocchia strette al petto e una cupa aria pensierosa. Andy non era l’unico ad aver passato la giornata meditando: erano ore che Joe fissava lo schienale del sedile davanti e si sforzava di rievocare la serata precedente. Le aspirine avevano cominciato a fare effetto, e all’andarsene del mal di testa era tornata un po’ di lucidità; si era ricordato di come Andy l’avesse trascinato via che si reggeva a stento in piedi, del tragitto barcollante al van, e con orrore aveva tracciato a grandi linee i contorni di una conversazione sfocata. Ricordava qualcosa su ciò che era divertente fare e su ciò che era bene, ricordava di essersi aggrappato senza pudore ad Andy ad un certo punto e la frase “perché non mi vuoi”, prima del più totale black-out.
Odiava essersi dimenticato la risposta, perché una risposta doveva esserci stata; ricordava distintamente di essersi svegliato sopra Andy (e di avergli quasi vomitato addosso), ma non sapeva dire che cosa era successo durante la notte. Con tutta probabilità gli aveva fatto così pena che Andy non aveva avuto il coraggio di mollarlo lì ad annegare nei propri succhi gastrici. Come poteva uno come Andy essere interessato a lui?
Alzò gli occhi e li sgranò quando si aprì la portiera, desiderando intensamente di poter scomparire tra i cuscini luridi. Tanti sforzi per sfuggirgli, e dopo si ritrovava intrappolato in una dozzina di metri quadrati di spazio senza una via di fuga praticabile!
Andy era persino più pallido del solito, un colorito vagamente bluastro e un’espressione per niente rassicurante. Si chiuse la porta alle spalle e si fermò, fissando Joe mentre si tormentava le maniche della felpa. « Ti stavo cercando » esordì, piuttosto inutilmente.
« …uh. » Non che Joe fosse da meno.
« Io, ehm. » Incrociò le braccia al petto, distogliendo lo sguardo. « Ti ricordi di ieri? »
Ecco, era venuto per dirgli che grazie, sei un caro piccino, ma a me piacciono più grandi. E magari con le tette. « No » mentì - solo in parte! - perché non aveva intenzione di facilitargli le cose.
La piega delle spalle di Andy si afflosciò. Aprì la bocca un paio di volte a vuoto, e solo arrossendo mentre fissava intensamente una macchia del pavimento riuscì a sputare fuori: « Mi hai detto che ti piacevo. »
Joe sentì un vuoto allo stomaco. Si mosse un po’, stringendosi di più le gambe, e mormorò: « Davvero? »
« Eri ubriaco, ma… »
Pausa. Joe non disse nulla, incassò il mento tra le ginocchia in attesa del colpo di grazia; Andy alzò lentamente gli occhi verso di lui, e c’era un velo di delusione sul suo viso.
Evidentemente era solo l’alcol, o il fumo, o la sindrome di Stoccolma: Joe non era interessato a lui. Si sentì così stupido per averci sperato, e si infilò le mani in tasca con stizza. « Capisco. Non ti ricordi un cazzo. »
E adesso perché si arrabbiava? « Certo che mi ricordo » bisbigliò, girandosi dalla parte opposta. Non gli bruciavano mica gli occhi. Non si era mica fatto delle aspettative, che sciocchezza.
« Come? »
Si pietrificò. « Niente. »
« Che hai detto? »
Oh, tanto valeva… « Mi ricordo. Più o meno. » Si voltò e quasi scivolò a terra, trovandosi Andy seduto accanto. Arrossì sotto l’intensità dello sguardo.
« Mi hai detto che ti piacevo. » Joe annuì lentamente. « Anche tu mi piaci. »
…fermi tutti. « Eh? »
Andy sorrise, ricominciando a colorarsi in zona guance. « Mi piaci. »
…fermi tutti di nuovo. Non poteva essere vero. Non poteva - okay? - perché alla gente normale non succedeva che batteristi di band famose, con lo sguardo dolce e tanti tatuaggi, si innamorassero di loro. E perché la gente normale non si dichiarava in quel modo. Fermi tutti, quindi, fermo al suo cuore che aveva preso a battergli all’impazzata in posti strani, tipo la gola, ferma alla sua mascella che penzolava stupidamente di propria iniziativa e fermi gli occhi che si stavano spalancando in maniera preoccupante. Era il più grande idiota del mondo, con la faccia da triglia, e la loquacità di una trigila, e Andy gli sorrideva a quel modo?
Fermi. Tutti.
« Potresti ripetere? »
Andy stava ancora sorridendo. « Te l’ho già detto anche ieri. »
« Be’, scusa se non processo » disse con voce strozzata. Senza rendersene conto aveva poggiato i piedi a terra, e stava stringendo la spalliera del sedile mentre si tendeva verso Andy per… farfugliargli in faccia, probabilmente, o infartargli sul posto. Non era davvero normale la velocità delle sue pulsazioni.
A quel punto Andy rise, scivolò verso di lui sul sedile e, ancora con lo stesso sguardo felice, lo baciò.
Era… bizzarro.
Aveva baciato ragazze ovviamente - svariate ragazze, a titolo informativo - ma questo non era poi così diverso. Cioè, sì, era diverso, sentiva barba pungergli il viso e le mani di Andy erano sulle sue guance, gli sfiorava il collo e la nuca con dita ruvide e forti. In compenso era lui a non sapere dove mettere le mani; normalmente avrebbe cercato di infilarle sotto la maglia, magari riuscendo addirittura a vedere uno spiraglio di reggiseno, o comunque avrebbe provato a toccare qualcosa… che però qui sarebbe stato un po’ difficile.
Bizzarro. Ma non spiacevole. Non quando praticamente erano giorni che si chiudeva nei bagni degli autogrill pensando solo a quello.
Quindi gli mise un po’ goffamente le mani sul petto, perché non c’era tutta la solita superficie ma era ampio, e tiepido, e si aggrappò alla stoffa quando Andy gli prese un labbro fra i denti prima di staccarsi appena.
Lo guardò seriamente negli occhi. « Okay? »
Joe aveva la gola molto, molto secca. Annuì con forza senza arrischiarsi a parlare; Andy fece un piccolo sorriso e si abbassò di nuovo su di lui, e questa volta c’era anche lingua coinvolta e -
Non si era mai sentito così. Non si era mai sentito così euforico da avvertirlo sulla pelle, calore e gioia che si sprigionavano da qualche parte in mezzo al suo petto e gli formicolavano in tutto il corpo, nemmeno durante i concerti. Era persino meglio di suonare davanti decine e decine di persone impazzite, e non credeva che esistesse qualcosa in grado di superare quella sensazione di potere ed esaltazione.
Per questo si lasciò appoggiare contro la portiera del van mentre Andy gli accarezzava la schiena, e si lasciò baciare con calma, una calma che dentro di sé non sentiva minimamente ma che era fantastica.
Gli sfiorò timidamente il collo della t-shirt, e la gola. Andy fece un piccolo verso contro le sue labbra così prese coraggio, gli si strinse alle spalle passandogli le dita tra i capelli. Aveva un buon odore, Andy, anche dopo una settimana di tour, e i suoi capelli erano morbidi.
Sussultò vistosamente quando sentì le sue mani sotto la propria maglia, e Andy si allontanò subito, preoccupato. Porca miseria, chi gli aveva dato il permesso di essere a più di due centimetri dalla sua bocca?
« Sicuro? »
« Certo » gracchiò.
« Ma hai- »
« Cazzo, hai le mani fredde. Per una volta potresti smetterla di fare l’isterico? » sbottò, con un’intraprendenza venuta da chissà dove e che svanì com’era arrivata, perché arossì subito e non potè che ringraziare Andy quando, scuotendo appena il capo, premette di nuovo le labbra sulle sue. Ancora. E ancora. E ancora e ancora e ancora.
Rimasero a baciarsi fino a sera. Finché le mani di Andy si scaldarono a contatto della vita di Joe, le fece scorrere lungo i suoi fianchi e le lasciò sulla sua schiena, senza muoverle più. Rimasero a baciarsi finchè Joe non iniziò a sentirsi la colonna vertebrale accartocciata, e allora Andy se lo tirò di peso a cavalcioni in grembo, sorridendo sul collo di Joe del suo verso di sorpresa. Rimasero a baciarsi per ore, senza fretta, la pelle che bruciava sotto le mani e le labbra arrossate e ipersensibili, finchè in certi momenti non diventava quasi doloroso e Joe pensava vagamente di smetterla, ma poi Andy faceva qualcosa di nuovo ed entuasiasmante col suo piercing e il pensiero di fermarsi tornava ad essere semplicemente ridicolo.
Rimasero a baciarsi finchè non li interruppe uno dei rumori più agghiaccianti che avessero mai sfiorato orecchio umano: la portiera del van che si apriva.
Per una manciata di secondi non si mosse un granello di polvere. Andy e Joe avevano solo spalancato gli occhi, ancora attaccati, e si stavano fissando con orrore crescente; Joe allora si separò con uno schiocco un po’ umido e imbarazzante e guardò verso la porta. Vide tre identiche facce sconvolte, e fece giusto in tempo a scorgere la caduta libera in ginocchio di Jay prima che Pete, quello alla testa del gruppo, richiudesse violentemente la portiera con un fracasso apocalittico. Poi tre due uno-
« OMMIODDIOH! »
La risata da iena isterica di Jay avrebbe potuto svegliare i poveracci che stavano cercando di dormire in Messico.
« OMMIODDIOH! »
« Ce l’ha fatta! »
« Sì! Joe ce l’ha fatta! »
« No! Andy ce l’ha fatta! Ha smesso di ammazzarsi di seghe mentali e finalmente può farsi ammazzare di s- »
« ANNNNDY! Congratulazioni! »
Joe era arrossito, poi era sbiancato, e alla fine si era stabilizzato su un’inquietante sfumatura a chiazze; Andy, che era una persona integra, aveva optato per un verdolino uniforme. Si guardarono brevemente negli occhi, poi Joe rotolò goffamente giù dalle gambe dell’altro per sedersi e aspettare di venire inghiottito dai cuscini del sedile. Sembrava sempre un’ipotesi allettante, e chissà quante altre cose ci avrebbe trovato per ammazzare il tempo. Andy si alzò di scatto.
« Non farti venire una crisi » gli disse con voce stridula Joe, che ne stava avendo una di suo. Non tanto per sé - davvero, ormai neanche essere costretto a salire nudo sul palco l’avrebbe sorpreso - ma per Andy, che ci aveva messo settimane solo a decidersi. Se ora che l’avevano colto in flagrante avessero cominciato a farglielo pesare Andy avrebbe ripreso a comportarsi come il coglione ambulante che era, e Joe non aveva intenzione di rinunciare adesso che finalmente ce l’aveva fatta (ma davvero, eh). Ne aveva abbastanza per una vita, di stress emotivo.
Ma Andy sorrise. Si chinò, lo baciò di sfuggita e con quel piccolo sorriso si avviò alla porta, dietro la quale gli schiamazzi non erano diminuiti di un decibel. Non stava avendo una crisi, anzi… la situazione quasi lo divertiva. Era arrivato ad un punto in cui niente avrebbe potuto fargli cambiare idea - aveva fatto la sua scelta, l’aveva fatta convinto al cento per cento e non una sola volta, nelle ore appena trascorse, si era pentito. Al contrario, la consapevolezza di aver fatto la scelta giusta non aveva fatto altro che crescere. Perciò aprì la porta ed andò a fronteggiare il loro pubblico con calma zen.
All’aprire della portiera venne accolto da un coro di “ooooh!”. « ANNNNNDY! » gridarono in coro Pete e Jay, e Dan, con la faccia di chi sta facendo uno sforzo titanico per restare serio, fece: « Come faremo da oggi a strappargli le mutande? »
Il sorriso si storse appena in un ghigno. « Le mutande posso strappargliele solo io, che sia chiaro. »
E mentre Andy usciva dal van accompagnato da uno scroscio di fischi, Joe pensava che dopotutto non gli sarebbe dispiaciuto un altro pochino di stress emotivo, a queste condizioni.


Gennaio 2000
« Trohman, Trohman, c’è il batterista dei Racetraitor che chiede di te! »
Joe alzò lo sguardo dal proprio armadietto, rischiando di farsi cadere tutti i libri addosso. Il tizio che lo stava chiamando - un ragazzo del suo corso di matematica, John… James…? - aveva gli occhi sgranati e saltellava sul posto mentre lo fissava come se avesse davanti la Madonna. « Io… uh. »
« Trohman, è Hurley! » Gli agitò le mani davanti al naso. « Dei Racetraitor! Che è davanti al cancello! »
Joe si sporse oltre la spalla di James o John, sbirciando oltre le porte a vetri dell’atrio, e piuttosto decisamente era Andy quello che alcuni fissavano parlottando, con i suoi occhialetti tondi e i capelli più lunghi e l’aria guardinga. Sentì lo stomaco fargli una capriola.
« Come fai a conoscerlo? » bisbigliò ammirato Joh… James… oh, vabe’. Gli venne da ridere, pensando a tanto mistero per la persona che lavava i calzini di Pete Wentz (solo quando iniziavano a camminare da soli, avrebbe puntualizzato Andy).
« Ho suonato con loro, l’anno scorso. »
Gli occhi del ragazzo divennero due piattini da tè. « Con i Racetraitor? »
« No » ridacchiò mentre l’altro faceva una smorfia delusa, e aggiunse subito: « Con gli Arma Angelus. »
Chiuse l’armadietto e si mise lo zaino in spalla prima di correre via con una risata, lasciando James o John a bocca aperta. Si sentì gridare dietro “Joe Trohman, noi dobbiamo parlare più spesso!” e quasi avrebbe sorriso, se non fosse stato troppo preso dal correre-facendo-finta-di-camminare verso il cancello.
Andy si illuminò quando lo vide arrivare. « Hey. »
« Hey » disse col fiatone, sorridendo come un matto. Un paio di ragazze li superarono, bisbigliando con gli occhi puntati su Andy. « Che ci fai qui? »
Andy si mise le mani in tasca. « Ma niente, passavo di qua per parlare con Dan… » e Joe ci avrebbe pure creduto se non avesse saputo che Dan abitava dall’altro lato della città. « Pensavo potesse servirti un passaggio. »
Veramente casa mia non è di strada per casa tua. Veramente c’è l’autobus che ci mette dieci minuti. Veramente non vorrei far preoccupare mia madre tornando con qualche ora di ritardo. « Grazie » esclamò, con il battito del cuore che impennava allegramente.
Andy sorrise e si incamminarono insieme verso il parcheggio, ricevendo qua e là qualche occhiata sorpresa. Non era cosa da tutti i giorni vedere il batterista di una delle band più famose della zona passeggiare tranquillo per quella parte di città, soprattutto con quel ragazzino con tanti ricci. Facevano ancora fatica a credergli quando raccontava di essere stato in tour con Pete Wentz.
Quando svoltarono l’angolo Andy gli infilò discretamente una mano nella tasca dei jeans, e Joe arrossì facendo un piccolo sorriso. Non poteva ancora credere di stare davvero con Andrew Hurley.
Tags: fanfiction, music: arma angelus, music: fall out boy
Subscribe
  • Post a new comment

    Error

    default userpic
  • 2 comments